EMA: 'Exile In The Outer Ring' (2017)
City Slang

Voto: 8/10

EMA: 'Exile In The Outer Ring' (2017)

"Se ‘Il disagio della civiltà’ di Freud fosse musica, questo sarebbe il suo disco"

di Giovanni Aragona

Segni particolari: l’album della piena maturità per Erika Michelle Anderson, 35 anni e una gavetta alle spalle non indifferente, iniziata giovanissima con la folk band Gowns, proseguita poi con quattro album da solista, con l’ultimo '#Horror: Original Score' realizzato nel 2015 via Matador. Se oggi compare tra i nomi più interessanti dell’odierno panorama musicale, lo si deve proprio al disco precedente che, aggiunto a quest'ultima uscita, ha clamorosamente reso popolare la singer-songwriter, piazzandola in cima alle preferenze musicali di mezzo mondo.

Ingredienti: un concentrato di potenti scosse che suonano come le urla dei tanti emarginati americani che vivono lo sconforto della solitudine; è questo il punto di partenza che ha mosso l’anima e la sensibilità di EMA. E’ l’urlo di una semplice cittadina preoccupata per le sorti dello stato che l’appartiene (ha dichiarato infatti di aver concepito il disco nel periodo delle elezioni presidenziali US) che utilizza il potente strumento del sarcasmo, come principio di costruzione dei suoi testi, ben dosati ed armonici. Pugni industrial-rock colmi di scosse elettriche alla Throbbling Gristle e continui omaggi a Trent Reznor, alternati e ben calibrati da dosaggi synth-pop androgino, pieno di sequencer e batterie elettroniche.



Densità di qualità: il rumore come deterioramento di una società: questo è il principio che governa questo ottimo disco; e se poi l’inizio è affidato alla potenza di tracce come 'Breathalyzer' (una sensazionale e formidabile prova industrial capace non solo di ricordare, ma anche sovrastare alla lunga, il miglior Marilyn Manson) o 'Blood And Chalk', le premesse sono ottime. E’ interessante, e sorprende positivamente, la capacità di alternare il nero di certi suoni al verde della speranza in inni melodici che si installano nella testa dell’ascoltare come un piacevole mantra: sfidiamo chiunque, dopo un solo ascolto, a non canticchiare la bellissima 'Down And Out' o provate a non affidarvi totalmente al piacevole ambiente costruito in 'Receive Love', sussurrata, e suonata così sottilmente da sentire carezze. Un disco che ha molto da dire, un lavoro ben orchestrato, per questa artista diventata meritatamente talento. Se ‘Il disagio della civiltà’ di Freud fosse musica, questo sarebbe il suo disco.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook