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DISCHI

Animal Collective: Strawberry Jam (2007 - Domino)

"L'approdo degli Animal Collective alla Domino è suggellato da un ennesimo attestato di folk psichedelico, non privo di magnifiche aperture pop, il tutto completamente immerso in una melassa elettronica mai così saporita"

di Vincenzo Ostuni

  il giudizio: 8/10

GENERE: acid-folk psichedelico.

PROTAGONISTI: Avey Tare (al secolo David Portner), Panda Bear (Noah Lennox), Geologist (Brian Weitz), Deakin (Josh Dibb).

SEGNI PARTICOLARI: è impresa non facile addentrarsi nella… ehm… giungla di progetti che i quattro titolari della sigla Animal Collective, ora in solitario ora in gruppo, hanno realizzato negli ultimi 7 anni. Limitandosi agli album che portano la firma del progetto principale, occorre partire dall'autoprodotto 'Spirit They're Gone, Spirit They're Vanished' (realizzato da Panda ed Avey), che suona come se i primi Flaming Lips avessero registrato un disco allo zoo, ma con le gabbie aperte! Il frullato di percussioni, elettronica e liriche debordanti costituisce da qui in poi il marchio di fabbrica del progetto, compreso il successivo 'Danse Manatée', che però appare troppo confuso per convincere appieno. Deakin si unisce al gruppo, e nel 2003 esce 'Here Comes The Indian', il disco che dà loro visibilità internazionale. Con 'Sung Tongs', da molti considerato tra i vertici della produzione del collettivo, Avey e il Panda approdano alla Fat Cat (tra animali ci si capisce, evidentemente), e nel 2005 è la volta di 'Feels', con il Geologo che diventa parte integrante del collettivo. L'approdo a Domino è suggellato dalla pubblicazione di 'Strawberry Jam', ennesimo attestato di folk psichedelico non privo di magnifiche aperture pop, il tutto completamente immerso in una melassa elettronica mai così saporita.

INGREDIENTI: ripetersi dopo due album sorprendenti ed alieni quali 'Sung Tongs' e 'Feels' non era certo affar semplice, ed il collettivo di Baltimora, ormai da tempo stabilitosi nella Grande Mela, ci è riuscito spostando solo un po' altrove le proprie coordinate sonore. Certi rumorismi e dilatazioni degli esordi assumono nel nuovo album un carattere più organizzato, sebbene l'imprevedibilità delle singole tracce, che è poi la caratteristica dominante del linguaggio musicale dei nostri, rimanga intatta.

DENSITA' DI QUALITA': quando si ha a che fare con entità di così difficile catalogazione, i punti di riferimento non sono più così scontati. Chi in una canzone cerca necessariamente ordine e organizzazione formale, difficilmente potrà apprezzare lavori come questo. Eppure, per il collettivo di Baltimora mai come in questa occasione i punti di contatto con la forma canzone tradizionale paiono evidenti, e questo potrebbe regalare alla loro musica una maggior diffusione rispetto al passato. Tuttavia ci sembra piuttosto difficile ipotizzare per Panda e soci lo stesso exploit accaduto poco più di un lustro fa ad altre realtà ai confini tra pop e sperimentazione quali Mercury Rev e Flaming Lips.

VELOCITA': in questa nuova prova, il collettivo guidato da Panda ed Avey perferisce puntare su soluzioni più veloci e di impatto, certe ballate di folk scarno indolente che caratterizzavano i lavori precedenti vengono accantonate, con la sola eccezione di 'Cuckoo Cuckoo', che richiama da vicino le sonorità di 'Sung Tongs'.

IL TESTO: gli Animal Collective affermano di scrivere i propri testi soprattutto in base alla ritmicità delle parole. Ed un pezzo quale Chores ci sembra davvero perfetto in tal senso.

LA DICHIARAZIONE: Panda Bear: "Suppongo che lo zoccolo duro dei nostri fan ci ami per la nostra anticonvenzionalità, per il coraggio di provare a non essere mai scontati. Chiaramente, l'ascoltatore più occasionale potrà adorare un album e detestare il successivo, ma fa parte del gioco. Comunque preferiamo così piuttosto che ripetere sempre la stessa ricetta."

IL SITO: Myspace.com/animalcollectivetheband