Pains Of Being Pure At Heart: 'The Echo Of Pleasure' (2017)
Painbow

Voto: 7/10

Pains Of Being Pure At Heart: 'The Echo Of Pleasure' (2017)

"Kip Berman non vuole fare alcuna rivoluzione, ma è sempre capace di scrivere ottime melodie"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: Kip Berman è tornato con il quarto album della sua creatura, i Pains Of Being Pure At Heart, di cui è rimasto l’unico membro fondatore, nonché mente pulsante. Prodotto come il precedente da Andy Savours, ‘The Echo Of Pleasure’ arriva a tre anni di distanza da ‘Days Of Abandon’ e vede tra i suoi ospiti Jen Goma dei A Sunny Day in Glasgow alle voci, Jacob Danish Sloan al basso e Kelly Pratt ai fiati. Nel frattempo Kip è diventato padre della piccola Viola e questo lieto evento ha giustamente ritardato di parecchio tempo l’uscita del nuovo disco.

Ingredienti: l’indie-pop dalle tendenze shoegaze degli esordi è meno evidente, anche se non scomparso, e ora c’è maggiore spazio per nuove influenze: già dallo scorso lavoro, più di una persona ha tacciato Kip e compagni di una minore immediatezza nei suoi pezzi e, forse, in un primo momento in alcuni episodi possiamo trovarci d’accordo con questa affermazione. In ‘The Echo Of Pleasure’ Berman ha fatto un interessante uso dei synth, maggiore rispetto al passato (citiamo come esempi ‘When I Dance With You’ dai ritmi agitati e con un vago sapore tropicale e ‘So True’, cantata da Jen Goma, con influenze dancey), ma, in più di un’occasione, ha saputo anche mantenere la freschezza e la sensibilità pop dei primi lavori.



Densità di qualità: il mondo là fuori fa sempre più schifo, Trump diventa presidente della più grossa potenza mondiale e tu hai appena visto nascere la tua piccola e magari sei spaventato per lei e per il suo futuro: questa deve essere stata la sensazione che ha provato Berman intanto che scriveva le sue nuove canzoni, che in realtà erano state già finite prima della nascita di Viola, ma sono state recuperate molto tempo dopo, quando la bimba aveva già qualche mese. La consapevolezza di questo grande dono che stava aspettando lui e sua moglie Cecily, ha reso comunque Kip voglioso di preparare i nuovi brani nel migliore modo possibile, perché un giorno la figlia potesse esserne orgogliosa: certo, molti possono suonare derivativi, nessuno lo può negare, ma la dolcezza unica, unita alla voce sempre molto morbida del musicista originario di Philadelphia, come sempre sa colpire in profondità chi ascolta. Le canzoni sono più complesse e anche più lunghe, ci sono anche alcuni arrangiamenti interessanti (vi basti ascoltare la tenerezza della conclusiva ‘Stay’, un pezzo lento e sentimentale con la splendida partecipazione dei fiati) e si strizza spesso un occhio verso il pop ricco di tastiere degli anni ’80. Il singolo ‘Anymore’ è uno di quelli che diventano un instant-classic della loro discografia sin dal primo ascolto e basta ballare e chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dalla fantastica melodia, mentre la title-track, ‘The Echo Of Pleasure’, ci sembra uno dei migliori brani dei Crocodiles a cui sono state aggiunte le keys e una maggiore innocenza. Quaranta minuti che passano al volo e con grande piacere: Kip Berman non vuole fare alcuna rivoluzione, ma è sempre capace di scrivere ottime melodie che vi garantiranno il sorriso e il buon umore per il prossimo freddo inverno.


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