Alt-J: 'Relaxer' (2017)
Infectious

Voto: 6/10

Alt-J: 'Relaxer' (2017)

"Con questa terza prova il loro castello folktronico comincia a registrare qualche segno di cedimento"

di Michele Corrado

Segni particolari: gli Alt-J sono probabilmente l’ultima next big thing britannica ad aver mantenuto la promessa, perlomeno da un punto di vista commerciale. Vendite dei dischi e larghezze dei tour non necessitano commenti.

Ingredienti: dopo un secondo disco come 'This Is All Yours', che dava nuova linfa alle sofisticate geometrie di folk e synth di 'An Awesome Wave' grazie alle ambiziose mire da concept album, gli Alt-J tornano invece con 'Relaxer' ad una struttura più simile a quella del loro esordio: manca infatti il fil rouge che unisca i brani.



Densità di qualità: brani che, al contrario di come accadde nel 2012, non riescono a rivelarsi hit. Le cose peggiorano ulteriormente quando Joe Newman e soci provano ad ingarbugliare le architetture dei singoli pezzi, come quando giocano al prog schizofrenico in 'Hit Me Like That Snare', dando l’impressione di voler stupire a tutti i costi ma senza la minima idea di come fare. Una sensazione questa che nel corso del disco si prova troppe volte. Come quando 'Deadcrush'viene sovraccaricata di coretti e vocine, rendendo indigesto anche uno dei marchi di fabbrica dei ragazzi di Leeds. O con una cover assolutamente inutile come quella di 'House Of The Risins Sun'. Purtroppo, da un punto di vista qualitativo, con questa terza prova il loro castello folktronico comincia a registrare qualche segno di cedimento. Tuttavia non tutto è da buttare e questa recensione non è una bocciatura: il finale del disco, affidato a due brani folk molto semplici e suggestivi, è ben più che dignitoso. Fanno ancora meglio 'In Cold Blood', un colpo da classifica degno dei loro esordi, e la commovente 'Adeline', un lento bucolico dove i loro ghirigori incontrano Enya.


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