Ariel Pink: 'Dedicated To Bobby Jameson' (2017)
Mexican Summer

Voto: 6/10

Ariel Pink: 'Dedicated To Bobby Jameson' (2017)

"Risulta tutto canonicamente piacevole, e quindi anche prevedibile, telefonato"

di Tommaso Benelli

Segni particolari: il più grande freak dei nostri tempi è finalmente tornato. Dopo aver speso tutta la prima decade del nuovo millennio a pubblicare misconosciuti e strambi album di un pop tanto genialoide quanto frammentario, Ariel Rosenberg ha conosciuto la fama con ’Before Today’ (2010), opera finalmente solida e ben prodotta, pubblicata per la 4AD e salutata con clamore dalla critica specializzata. Da lì in avanti, Ariel ha continuato a macinare dischi gradevoli e ben accolti, l’ultimo dei quali è ’Dedicated To Bobby Jameson’, uscito lo scorso 15 settembre per la Mexican Summer. Il personaggio a cui è dedicato il disco è un cantautore che è stato attivo verso fine anni '60 e che mai è riuscito a farsi apprezzare dal grande pubblico; una storia che, per certi versi, ricalca quella che è stata la prima parte della carriera di Ariel Pink.

Ingredienti: c’è chi la definisce hypnagogic pop, chi weird-pop e chi freak-rock; la musica di Ariel Pink sfugge in realtà alle definizioni, nasce da qualche vivido sogno degli Anni Ottanta musicali, tra sintetizzatori vintage, giri di basso danzerecci, sgargianti chitarre da disco music, batterie glitterate, ma gioca a destrutturare le canzoni cui si isipira, a reinterpretarle in maniera sghemba e grottesca. Euforica (anti)popstar e malinconico cantautore, icona trash e raffinato compositore, Ariel Pink è un musicista tanto attuale, nel suo essere retromaniaco e quindi legato come molti colleghi contemporanei agli stilemi del rock 'di una volta', quanto assolutamente fuori dal tempo, nostalgico cantore di un mondo e di un modo di intendere la vita totalmente utopistici. I suoi dischi suonano lo-fi non per la povertà dei mezzi di registrazione, ma per preciso volere da parte dell’autore: la musica di Ariel Pink vive nel passato, e del passato vuole riprenderene fedelmente il suono.




Densità di qualità: tutto regolare, potremmo dire. In ’Dedicated To Bobby Jameson’, Ariel Pink fa Ariel Pink. Lo stile e l'estetica sono ormai affinati da tempo e il Nostro si muove in totale scioltezza nello sfondo che è stato abile a crearsi. La progressione melodica di canzoni come ’Feels Like Heaven’ o la splendida ’Another Weekend’ risulta naturale e spontanea ad un livello che queste sembrano scriversi da sole, materializzarsi in un mentre dalla penna del loro autore. Per quanto si diverta a contaminare di stranezze e devianti arrangiamenti i suoi brani, Ariel Pink vanta un indubbio ed invidiabile talento compositivo e canzoni del genere ne sono la conferma. Ma questo lo si sapeva già da tempo, e ’Dedicated To Bobby Jameson’ non aggiunge nulla di pepato e di stuzzicante e che possa rinnovare il nostro interesse verso questo artista. Risulta tutto canonicamente piacevole, e quindi anche prevedibile, telefonato, e i pochi lampi innovativi che compaiono qua e là non sono sufficienti a far nuova luce su un universo musicale già ampiamente visitato e che a questo giro appare un po’ rancido. Non si trova più l’obliqua genialità che stava dietro a pezzi come ‘Round and Round’ e ‘Black Ballerina’, ma solo gradevoli melodie incastonate in composizioni modeste. Tutto già visto e sentito, insomma. Chi ha amato Ariel continuerà a farlo, come chi non l’ha mai apprezzato non cambierà di certo idea.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook