Boss Hog: 'Brood X' (2017)
Bronze Rat

Voto: 7/10

Boss Hog: 'Brood X' (2017)

"Bisogna dare loro atto di aver provato qualcosa di diverso, e il risultato li ha premiati"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: dopo aver pubblicato un EP, ‘Brood Star’, lo scorso anno, i Boss Hog sono definitivamente tornati con questo nuovo LP, il loro quarto: sono passati ben 17 anni dal loro precedente, ‘Whiteout’.

Ingredienti: dopo così tanto tempo è bello poter rivedere la band di Jon Spencer e Christina Martinez insieme: in questo periodo così politicamente strano, ecco arrivare la follia dei Boss Hog, con i loro bassi pesanti, gli organi impazziti e un sound oppressivo che sembra voler rispecchiare i tempi odierni. La voce sussurrata, introspettiva e sensuale della mora cantante di stanza a NYC sembra essere una vera e propria arma per la band ed è capace di colpire pesantemente chi ascolta.



Densità di qualità: appena 33 minuti per questo attesissimo ritorno dei Boss Hog, ma di contenuti comunque ce ne sono parecchi per questa band che ha ammesso di “avere lunghi periodi di silenzio, per poi riemergere, fare buone cose e sparire ancora.” Ovviamente anche al fan più fedele viene da chiedersi se questo nuovo LP possa aggiungere qualcosa alla loro discografia e sia capace di portare qualcosa d’interessante e stimolante, che possa aprire le porte verso un futuro che, al prossimo giro, speriamo non sia così lontano. Si parte con ‘Billy’ e sono frenetici riff di chitarra e pulsanti beat a darci il benvenuto con un umore cupo, così come i temi trattati. Al contrario che in passato, dove spesso i coniugi Spencer si rispondevano, in ‘Brood X’ è soprattutto la Martinez ad avere la prevalenza nei vocals: ci sono ugualmente alcuni episodi dove possiamo trovare entrambi (‘Ground Control’ dalle strane tastiere e ‘Rodeo Chica’ con il suono sporco di basso e chitarra possono essere degli esempi), ma questa nuova direzione che vede Christina come leader in tutti i sensi ci soddisfa sin dal primo ascolto. ‘Signal’ ha un animo funky e un ritmo crescente, grazie agli intensi riff di chitarra, mentre a chiudere il disco ci pensa ‘17’, che potevamo forse definire come una ballata dal sapore folk, ma anche qui c’è qualcosa di tetro, di cupo e di rumoroso che cambia la sua possibile atmosfera tranquilla. Sicuramente ‘Brood X’ è un album compatto, dove i temi del pericolo e della disfunzione scorrono liberamente, mostrandoci come la dura realtà di oggi non piaccia a chi ha scritto queste canzoni: non ci sono spazi per melodia o per una minima sensibilità pop nel loro punk-blues arrabbiato, ma probabilmente – e aggiungiamo giustamente - la Martinez e Spencer non ne sentivano la necessità. Bisogna invece dare il merito al gruppo statunitense di aver deciso di non riprendere per forza quello che già faceva parte del loro bagaglio musicale e di aver provato qualcosa di diverso, e il risultato li ha premiati.


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