Lali Puna: 'Two Windows' (2017)
Morr

Voto: 7/10

Lali Puna: 'Two Windows' (2017)

"Per i vecchi estimatori, i nuovi innesti risulteranno una piacevole ma ordinaria prestazione"

di Giovanni Aragona

Segni particolari - A distanza di 7 anni da 'Our Inventions', Valerie Trebeljahr è rimasta nel frattempo orfana di Markus Acher, e coadiuvata dagli storici Christoph Brandner e Christian Heiß, e da svariati ospiti (Mary Lattimore, Dntel, Keith Tenniswood). Produce l’etichetta berlinese Morr Music, esperta in suoni elettronici.

Ingredienti - L’assenza di Acher ridimensiona e di molto l’appeal indietronico targato primi anni duemila; certo, i tuffi nel passato sono presenti viste le lunghe venature downtempo indispensabili per la costruzione dei brani, ma a risaltare è la forte volontà di esplorare territori più delicati e soffici rispetto. Sintetizzatori più concentrati, live-drums e dissonanze sonore mai così corpose, sono gli elementi più importanti di questo disco, messi in gioco per costruire un disco squisitamente elettronico in totale chiave dancefloor connesso all’IDM più delicato.



Densità di qualità - I picchi non mancano di certo, anzi sfidiamo qualsiasi indietronico o intelligent musician d’assalto a creare tracce come ’Deep Dream’ e ’Wonderland’: autentici gioiellini colmi di roboanti sintetizzatori che tendono a distaccarsi dai liquidi del passato, sorretti dalla voce delicata e soffice di Valerie. Delle tante ospitate, ci ha colpiti ’Head Up High’ suonata sulla base creata dal (geniale) producer inglese Keith Tenniswood (qui Radioactive Man): una lenta composizione digitale, sincopata da interessanti pattern metronomici. In generale, 'Two Windows' suona bene a dispetto degli scettici che prevedevano, data l’assenza di Markus Acher, un sicuro passo falso. Non sarà sicuramente il miglior disco della loro carriera, ma se approcciate per la prima volta i Lali Puna, troverete in questo lavoro vero ossigeno per la vostra mente. Per i vecchi estimatori, i nuovi innesti risulteranno una piacevole ma ordinaria prestazione, un po' come per la famigerata cover dei Kings Of Leon 'The Bucket'.


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