St. Vincent: 'Masseduction' (2017)
Loma Vista

Voto: 8/10

St. Vincent: 'Masseduction' (2017)

"Anche quando c'è l'intenzione di sfornare un disco artisticamente 'al ribasso', non riesce proprio a non tirare fuori un mezzo capolavoro"

di Cristiano Gruppi

Segni particolari: quinto album in studio per la musicista newyorkese, che ha lavorato e prodotto questo disco insieme a Jack Antonoff (leader dei Bleachers e chitarrista dei Fun). Una marea le ospitate: Doveman (piano), Kamasi Washington (sax), Jenny Lewis (cori), Sounwave (beat), Greg Leisz e Rich Hinman (pedal steel), ma anche gli zii Tuck & Patti (chitarre) e l'ex fidanzata e modella Cara Delevingne (cori).

Ingredienti: un crossover che va dall'hip-pop da classifica all'electro-pop, passando per il dream-pop, e contenente elementi psichedelici, new wave, glam e alt-rock che vengono di sovente ricontestualizzati nella composizioni di questo disco. Insomma, una sorta di rivisitazione musicale della pop-art, e non a caso anche parte dei testi si concentrano su "oggetti, miti e linguaggi della società dei consumi". E' evidente, però, che siamo di fronte a un calcolo commerciale, e che l'intenzione sia anche quella di allargare il proprio pubblico.



Densità di qualità: Annie Clark è furba, ma è anche brava. E' furba perché, alla fine, ci ha propinato il suo album pop, quello più accessibile, quello coi suoni che vanno adesso (sic): basi sintetiche a dire il vero piuttosto banali, perlopiù downtempo (come in 'Savior'), che strizzano l'occhio a hip-hop e R&B. Annie Clark però ha un talento sconfinato, e anche quando l'intenzione è quella di sfornare un disco artisticamente al ribasso (sarà un caso la posa a 90° della copertina?), non riesce proprio a non tirare fuori un mezzo capolavoro. Emblema di quanto sosteniamo in queste righe è 'Pills', una canzoncina che comincia come una filastrocca facile facile, ma che verso la fine diventa per un paio di volte un altro pezzo, prima aggiungendovi un fracasso di suoni (tra cui il sax di Kamasi), poi facendosi una ballata intimissima e toccante. E poi, ci sono i testi, con cui Annie crea empatia quando parla di sé ('Hang On Me') e riesce a essere ficcante e incisiva quando discorre di ciò che ci circonda ('Masseduction'). E infine, come non considerare la duttilità di un'artista che sembra trovarsi a suo agio sia quando fa la Blondie in 'Sugarboy', sia nel diventare una Lorde qualsiasi in 'Los Angeless', ma anche nella claustrofobia di 'Fear The Future', tutt'altra atmosfera. La St. Vincent che preferiamo è però quella che non si dimentica di essere cantautrice, che si spoglia di questi orpelli buoni solo per essere 'cool' in mezzo a gente che si auto-definisce 'cool': quella di 'Happy Birthday, Johnny', 'New York' o 'Smoking Section', ad esempio, queste sì canzoni sopra la media sia per intenzione che per risultato. E' dunque 'Masseduction' una mezza occasione persa? Preso singolarmente forse sì, la Clark è molto meglio di quella che si auto-dipinge qui, ma nell'economia di una discografia sempre cangiante e spiazzante è solo un altro ottimo capitolo, un'ulteriore opera da fuoriclasse.


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