Torres: 'Three Futures' (2017)
4AD

Voto: 7/10

Torres: 'Three Futures' (2017)

"La direzione è intrigante e il risultato più che buono, ma al prossimo giro sarà giusto chiederle il salto di qualità"

di Gaia Dedola

Segni particolari: nata in Georgia e cresciuta musicalmente tra Nashville e New York, la giovane Mackenzie Scott, alias Torres, ha spesso tradotto in musica il conflitto tra l'educazione conservatrice ricevuta da piccola e la propria identità. Il primo album omonimo (2013) e il seguito 'Sprinter' (2015) sono stati accolti con entusiasmo dalla critica. Con questo album è passata alla storica etichetta 4AD.

Ingredienti: Torres non rinuncia del tutto alla sua chitarra ruvida, che rimanda alla prima PJ Harvey. Stavolta però, insieme al fido Rob Ellis, decide di soffocarla e mischiarla a inserti elettronici nervosi e sensuali. Il risultato è la colonna sonora perfetta di un giro notturno sull'M-Train.



Densità di qualità: 'Three Futures' è un disco volutamente spigoloso. Stando alle parole della stessa Torres, è un album che parla di carne e desiderio. I testi evocano una sensualità repressa, quasi minacciosa: "Remember that I am dealing with a flesh that's far too willing", ci ricorda in 'Righteous Woman'. Anche il vestito sonoro non fa che sottolinearlo: un connubio più evidente che mai in 'Helen in the Woods', una vera e propria stilettata di musica industriale che lascia esterrefatti per la distanza che la separa dalle precedenti produzioni. Tutto sembra essere presentato con una veemenza inedita: la personalità di Torres emerge ancor più nettamente che nei capitoli precedenti, le intuizioni sono coraggiose e dirompenti. Fino a qui, tutto bene. Il problema è che purtroppo le canzoni non sempre sembrano pienamente sviluppate come su 'Sprinter' e spesso non decollano: sono poche, insomma, le tracce che ricordano la scioltezza di scrittura di una canzone come 'Strange Hellos'. Forse non è un caso che i momenti più riusciti del disco risultino in ultima analisi quelli finali, in cui Torres abbandona in parte il disegno che si è imposta e si lascia andare su canzoni di ampio respiro come 'Concrete Ganesha', forte di un arrangiamento più complesso e di una splendida coda strumentale, e 'To Be Given A Body', una elegia rarefatta di otto minuti in cui sembra davvero libera da ogni costrizione di genere. Torres è in fase di ricerca, tanto musicale quanto personale. La direzione è intrigante e il risultato più che buono, ma al prossimo giro sarà giusto chiederle il salto di qualità definitivo.


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