The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die: 'Always Foreign' (2017)
Epitaph

Voto: 8/10

The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die: 'Always Foreign' (2017)

"Un album che ha nella varietà dei suoni il suo punto di forza e riesce a coinvolgerci negli sbalzi di umore"

di Sergio Appiani

Segni particolari: terzo album per il collettivo di Willimantic (Connecticut) capitanato dal frontman di origini portoricane David Bello. È d'obbligo nominare Josh Cyr, Tyler Bussey, Steven Buttery, Chris Teti, Katie Dvorak e Dylan Balliett che sono gli attuali membri di una band che non si struttura su ruoli fissi e definiti ma che, come da loro stessi dichiarato, si espande e si contrae. Il loro genere viene definito un connubio tra emo ed indie-rock. Al nostro lettore il difficile compito di distinguerne i confini, sempre che queste classificazioni siano di qualche interesse.

Ingredienti: con 'Always Foreign' i TWIABP continuano sul sentiero tracciato dai due precedenti full lenght (Whenever, if Ever del 2013 e Harmlessness del 2015 ) e ben otto EP, lavori positivamente accolti dalla critica. I testi sono di estrema attualità, 'Gram' è la triste fotografia di un sistema sanitario legato agli interessi delle case farmaceutiche statunitensi ed un governo incapace di sostenere i più deboli. 'Faker' è invece una condanna al capitalismo dove l'accumolo di denaro è l'unico ma sterile obiettivo. Non mancano ovviamente versi sprezzanti rivolti al Presidente Trump ed alla sua politica anti immigrazione ('Marine Tigers'). Tematiche così importanti si avvalgono ovviamente del supporto musicale che in 'The Future' strizza l'occhio ad un punk gioviale e pimpante (con 'Dillon and Her Son' tra i pezzi più scatenati dell'album) per poi tuffarsi in atmosfere più cupe e malinconiche (la già menzionata 'Faker', la nostalgica e mesta 'For Robin', la struggente e tormentata 'Marine Tigers') e caotiche (la conclusiva 'Infinite Steve').



Densità di qualità: i TWIABP dimostrano di aver raggiunto quella che possiamo definire una 'maturità artistica'. Le aspettative erano alte ma i giovani emo-rockers del Cunnecticut non le hanno di certo deluse trovando equilibrio tra le varie personalità interne al gruppo, riuscendo ad amalgamare tutti gli ingredienti a loro disposizione. Cori, fiati ed un uso complesso ed elegante degli strumenti sono a confermarci che i TWIABP hanno le carte in regola per coccolare le nostre orecchie. I testi si discostano dallo standard tipicamente emo, ci imbattiamo soprattutto in tematiche a sfondo sociale, lasciando poco spazio alle problematiche personali ed adolescenziali tipiche del genere. Parole e melodie che emozionano: non è un dettaglio di poco conto. L'ottimismo che si respira in I'll Make Everything , brano che apre l'album, ci convince che il mondo è davvero un bellissimo posto ma poi torniamo coi piedi ben piantati a terra ascoltando la stupenda 'Faker', che prende forma lentamente e malinconicamente per poi entrare nel classico crescendo, ormai marchio di fabbrica della band. Un album che ha nella varietà dei suoni il suo punto di forza, riesce a coinvolgerci negli sbalzi di umore, tra momenti di gioia e disperazione, rabbia e rassegnazione, speranza e delusione.


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