Cut Copy: 'Haiku From Zero' (2017)
Astralwerks

Voto: 6/10

Cut Copy: 'Haiku From Zero' (2017)

"Tolto qualche episodio, è un album che scorre senza sussulti. Scegliere la via più facile e sicura non sempre paga"

di Sergio Appiani

Segni particolari: senza dubbio band di primo piano nel panorama electro-dance, con un album, 'Zonoscope' del 2011, che ricevette parecchi riconoscimenti anche in ambito internazionale (vedi nomination ai Grammy Awards). Tutto ruota intorno alla personalità di Dan Whitford, DJ, poliedrico musicista e grafico, fondatore del progetto Cut Copy nel lontano 2001. Si tratta del quinto LP per il gruppo australiano, preceduto dal singolo 'Airburne' che, pubblicato lo scorso luglio, aveva interrotto un silenzio durato quattro anni. E' prodotto da Ben Allen (non propriamente un dilettante) e registrato nel suo studio di Atlanta, novità interessante per un gruppo abituato a gestirsi in proprio, senza troppe pressioni legate a costi e tempi.

Ingredienti: c'è anche un po' di Europa in questo disco: Dan passa ultimamente parecchio tempo a Copenhagen trovando ispirazione in una città ricca di cultura, artistica e musicale. Lo zampino di Allen si nota invece nella maggiore ricchezza di suoni: molto spazio è dato agli strumenti tradizionali, destinati quindi ad essere protagonisti nel tour che seguirà l'uscita dell'album. I Cut Copy, da questo punto di vista, vanno controcorrente: mentre la maggior parte degli artisti fa musica dance utilizzando un laptop, i nostri hanno invece optato per un ritorno al passato, con chitarre, basso, batteria e synth a recitare in un ruolo di primo piano.



Densità di qualità: 'Black Rainbows', 'Airborne' e 'Counting Down', tanto per sceglierne alcuni, sono brani che costringono al buon umore e spediscono direttamente su una calda spiaggia dell'emisfero australe, in una villa con l'immancabile piscina, ovviamente frequentata da bellissime modelle e surfisti ben abbronzati. Se si realizza un disco dance e il risultato sono ritmi e melodie che spingono verso il dancefloor si è fatto centro, questo potrebbe essere un assioma inconfutabile. Ma c'è un difetto che si evidenzia nell'ascolto di questo lavoro, la mancanza di originalità: va bene la disco revival e il tuffo nella pop-dance anni '80 (il quartetto australiano è maestro in questo e non possiamo negargli la capacità di scrivere brani da playlist radiofonica rifacendosi a quei suoni), ma anche per questo, tolto qualche episodio, è un album che scorre senza sussulti. I Cut Copy sono una band che ha saputo e voluto rischiare, soprattutto quando il successo non era ancora arrivato; essersi avvalsi di un grande produttore ('Haiku From Zero', nel suo insieme, è un disco comunque ben prodotto) può aver fatto venire meno lo stimolo a sperimentare: scegliere la via più facile e sicura non sempre paga.


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