Foo Fighters: 'Concrete And Gold' (2017)
RCA

Voto: 6/10

Foo Fighters: 'Concrete And Gold' (2017)

"Il disco più innocuo della carriera dei Foos, era lecito aspettarsi molto di più"

di Daniele Cardarelli

Segni particolari: nono album in studio per i Foo Fighters, scritto da Dave Grohl durante il periodo di riposo e riabilitazione fisica dopo il monumentale tour di ‘Sonic Highways’, terminato dall’ex Nirvana nonostante la nota gamba fratturata nel concerto di Goteborg. Per questo disco Dave ha chiamato alla produzione Greg Kurstin, conosciuto per i suoi lavori a fianco di pop-star quali Adele e Pink, e alla prima volta alle prese con un progetto prettamente rock. Hanno partecipato alla registrazione dell’album anche Paul McCartney, Justin Timberlake, Alison Mosshart (The Kills) e Shawn Stockman (Boyz II Men).

Ingredienti: come già ascoltato e visto in ‘Sonic Highways’ i Foo Fighters proseguono a calzare quella definizione di "gigantic-rock" coniata appositamente per loro, che altro non è che rock epico da stadio in grado di attraversare i momenti più gloriosi della musica rocciosa statunitense dagli anni ’70 in poi, e che li porta dritti dritti a raccogliere l’eredità di Tom Petty e dei suoi Heartbreakers.





Densità di qualità: dopo il mastodontico lavoro del progetto 'Sonic Highways,' era facilmente pronosticabile che sarebbe gravato sulle spalle di Grohl e compagni il ruolo di nuovi profeti del rock a stelle e strisce, con il compito di parlare al cuore dell'America. E per tutta risposta i nostri entrano in un campo istituzionalizzato al riparo da qualsivoglia attacco, buttando fuori un pugno di canzoni inappuntabili e in grado di metter tutti d'accordo, da New York a Seattle, passando per le mecche Nashville e Austin. Canzoni che ben accompagnano lunghi viaggi in macchina, ma che fanno anche di 'Concrete And Gold' il disco più innocuo della carriera dei Foos, dove gli episodi più 'pop' si lasciano dimenticare facilmente, mentre quelli più 'hard' sono spuntati della forza detonatrice con cui, ai tempi, innescavano i loro inni generazionali. Buone intuizioni a parte ('The Sky Is A Neighborhood' e 'Dirty Water'), era lecito aspettarsi molto di più da un album tacciato come la versione di ‘Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band’ rifatta dai Motörhead.


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