Rural Alberta Advantage: 'The Wild' (2017)
Saddle Creek

Voto: 7/10

Rural Alberta Advantage: 'The Wild' (2017)

"Sa conquistare l’attenzione dell’ascoltatore, senza mai risultare troppo banale"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: a distanza di tre anni esatti dal precedente, ‘Mended With Gold’, i Rural Alberta Advantage ritornano con la loro quarta prova sulla lunga distanza, edita ancora una volta da Saddle Creek Records e Paper Bag Records. Si tratta del loro primo album insieme alla nuova tastierista e bassista Robin Hatch, che alla fine dello scorso anno ha sostituito Amy Cole, uno dei membri fondatori della band canadese.

Ingredienti: sempre pronti a testare le loro canzoni on the road (quale miglior giudice dei propri fan?), i Rural Alberta Advantage, seppur con una componente nuova, non vanno a cercare chissà quali variazione al loro stile ben consolidato: sono dieci canzoni folk-rock dalle evidenti venature pop a comporre questo ‘The Wild’, con la batteria di Paul Banwatt più e più volte in grande evidenza. Ad accompagnarla c’è la fiera chitarra del frontman Nils Edenloff, che attraverso la sua voce magnetica riesce a trasmettere sentimenti e a catturare emozioni in più di un’occasione.



Densità di qualità: possiamo forse rimproverare la band di stanza a Toronto per non essersi voluta allontanare dai terreni più conosciuti, ma ciò non deve essere per forza visto come qualcosa di negativo. I Rural Alberta Advantage, infatti, sanno creare un album sincero che riesce a dividersi bene tra brani esplosivi ed energici e altri invece più vulnerabili e intimi. Bastano pochi secondi per essere immersi nella malinconica ‘Beacon Hill’, ispirata dagli incendi che nel maggio dello scorso anno hanno devastato l’Alberta e in particolare Fort McMurray, la città natale di Edenloff: subito rimaniamo colpiti dal fervente drumming di Banwatt, che sembra voler immediatamente darci quella dose di brillante e fresca energia di cui sentivamo il bisogno. Nella successiva ‘Bad Luck Again’, invece, troviamo delle belle armonie, cortesia della gentile voce della Hatch, ma anche atmosfere decisamente rilassate e solari che ci fanno tornare in mente una delle nostre band preferite, gli Shins di James Mercer. Se ‘White Lights’ è uno dei punti cardine del disco perché sa regalare intense emozioni attraverso le sue deliziose armonie e l’ottimo lavoro della sezione ritmica, ‘Alright’ ci ricorda un non so che degli Oasis, ma con l’aggiunta di gentili e intelligenti percussioni. Alla fine dei giochi crediamo che sia possibile perdonare il trio canadese perché ‘The Wild’ è un disco solido e capace di mettere in mostra i proprio sentimenti: in poco più di mezz’ora sa conquistare l’attenzione dell’ascoltatore, senza per fortuna mai risultare troppo banale o scontato.


Pubblicità

NEWS.-

DISCHI.-


CONCERTI.-

Facebook