Weezer: 'Pacific Daydream' (2017)
Atlantic

Voto: 5/10

Weezer: 'Pacific Daydream' (2017)

"Raggiunge un livello di eccitazione massima pari a quello di un sorso di Coca sgasata"

di Daniele Cardarelli

Segni particolari: pensato inizialmente come un ‘Black Album’, dai toni più cupi, in risposta all’album bianco pubblicato dalla band nel 2016, Rivers Cuomo ha cambiato idea in corsa dopo essersi infatuato della magia dell’oceano (da qui il titolo). Per questa undicesima fatica in studio la band ha chiamato alla produzione Butch Walker (ex SouthGang) e presentato il tutto in un tour condiviso con gli Orwells.

Ingredienti: siamo al cospetto del solito college-rock di marca weezeriana, che guarda tanto ai Beach Boys. A differenziare maggiormente questa produzione dai lavori passati è il formato ‘pop’ con cui sono state rivestite le canzoni, confezionate con assoli spuntati e ritornelli telefonati.



Densità di qualità: fondamentalmente Rivers Cuomo è un tipo a cui non è mai fregato nulla di suonare anacronistico, e sezionando la discografia degli Weezer come dargli torto, visto che l’occhialuto artista se l’è sempre cavata egregiamente tirando fuori l’asso dalla manica anche nelle mani già perse. Qui però il giochetto non gli riesce, dei riff che ti si stampano in testa e delle melodie fresche che non puoi fare a meno di fischiettare non c’è traccia, e il tutto raggiunge un livello di eccitazione massima pari a quello di un sorso di Coca sgasata. Un pezzo come ‘Happy Hour’ non lo si perdonerebbe neanche a un gruppo di adolescenti alle prime armi, e il resto raggiunge a stento la sufficienza. Torna in te Rivers!


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