Kele Okereke : 'Fatherland' (2017)
BMG

Voto: 6/10

Kele Okereke : 'Fatherland' (2017)

"Le composizioni cominciano a farsi via via ampollose, smarrendosi nell’ossessiva ricerca del colpo a sorpresa"

di Daniele Cardarelli

Segni particolari: terza fatica solista per il cantante/chitarrista dei Bloc Party, divenuto nel frattempo padre di Savannah, a cui il disco è ovviamente ispirato. Registrato a Portland con l’aiuto del compagno di band Justin Harris, Kele si è avvalso del contributo di Corinne Bailey Rae e di Olly Alexander degli Years & Years.

Ingredienti: un Kele Okereke inedito, un po’ Elliott Smith e un po’ Nick Drake, che armato di sola chitarra acustica e accompagnato qua e là da sporadici fiati, violini e piano, dà sfogo alla sua anima folk servita su un piatto che lambisce mondi lontani e diversi come il soul, il jazz, il cabaret e il dub-reggae.



Densità di qualità: come già tentato da un altro indie-totem degli anni zero, ovvero Karen O degli Yeah Yeah Yeahs con le sue ‘Crush Songs’, anche Kele sveste i panni del rocker, o del clubber, per intercettare tensioni emotive attraverso accrocchi non proprio lo-fi, ma comunque in grado di svelare la sua natura più intimista. Delicato, introspettivo e non timoroso di mettere a nudo la fragilità dei propri rapporti, papà Kele questa volta sembra davvero mettercela tutta, tanto che il disco brilla assolutamente per alcuni tratti. Ma c’è un però in questa bella storia a sfondo familiare: superati i primi venti minuti d’ascolto che portano via con sé l’effetto sorpresa culminando nella dolce e straziante ‘Yemaya’, le composizioni cominciano a farsi via via ampollose, smarrendosi nell’ossessiva ricerca del colpo a sorpresa col risultato di arrivare alla fine con un senso di eccessiva pesantezza. Al netto di pregi e difetti, restano spunti interessanti che possono preludere a una svolta intrigante per la carriera futura del Bloc Party.


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