Liam Gallagher: 'As You Were' (2017)
Warner

Voto: 5/10

Liam Gallagher: 'As You Were' (2017)

"Cosa c’è di buono in questo LP? Probabilmente solo la voce di Liam"

di Cristiano Gruppi

Segni particolari: non ha bisogno di grandi presentazioni Liam Gallagher: ex frontman degli Oasis, la perenne lite col fratello Noel ha messo fine alla storia della "band più famosa d'Inghilterra dopo i Beatles" (cit.) e ha portato il Nostro (che, ricordiamo, le canzoni degli Oasis le cantava soltanto) prima a formare i Beady Eye con alcuni colleghi della vecchia band, e quindi a provare la carriera solista.

Ingredienti: soprattutto Greg Kurstin, Andrew Wyatt e Dan Grech-Marguerat: sono i tre produttori di questo disco, che fanno il bello e il cattivo tempo sia con le sei canzoni (sedicentemente) scritte da Liam che con le altre cinque in cui mettono mano anche nella composizione. L'intento è quello, da una parte, di ricordare ai nostalgici i fasti degli Oasis, dall'altra di essere rassicuranti per un pubblico ampio e dunque non necessariamente avvezzo all'alt-rock.



Densità di qualità: questo album ha fondamentalmente due grossi problemi. Il primo potremmo definirlo di ‘spontaneità/sincerità’: è credibile che Liam Gallagher abbia scritto pezzi del genere? Soprattutto dopo che qualche mese prima dell’uscita aveva dichiarato (all''Evening Standard') di non essere in grado di comporre grandi brani, e quindi di "dover farsi aiutare"? Il secondo problema di 'As You Were' è di opportunità: ha senso avere per le mani Liam Gallagher e fargli cantare canzoni che potrebbero (forse) avere albergo in un album di Adele? Perché ‘Wall Of Glass’ è l’unico pezzo che rende giustizia alla voce e alla (presunta) attitudine da rocker dell’ex Oasis, il resto sono canzoni filo-sixties all'acqua di rose, buone da sentire in coda alla cassa di Marks & Spencer, tanto si rivelano scontati e/o innocui testi e melodie. Il tris di ballate che chiude la prima parte dell’album, ‘Paper Crown’, ‘For What It’s Worth’ e ‘When I’m In Need’, e così molliccio da far preoccupare per un imborghesimento inaudito del nostro (ex) eroe. E anche quando si tenta di riportarlo sulla strada del rock il risultato è davvero poco graffiante e tanto manieristico (‘You Better Run’, ‘Come Back To Me’). Non parliamo poi di un’ultra produzione che carica ogni pezzo di suoni e orpelli inutili e ridondanti. Cosa c’è di buono dunque in questo LP? Probabilmente solo la voce di Liam, che riesce a non far affondare totalmente la barca donando un minimo di personalità a una scaletta abulica. Ma, ripetiamo: che senso ha tutto ciò? Perlomeno nei Beady Eye sembrava esserci un obbiettivo, un progetto di rivalsa nei confronti del fratello maggiore cattivo. In questo disco, a dispetto di qualche Tweet, c’è soltanto rassegnazione.


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