Filthy Friends: 'Invitation' (2017)
Kill Rock Stars

Voto: 7/10

Filthy Friends: 'Invitation' (2017)

"Le personalità coinvolte sono così forti che il risultato d’insieme non è mai meno che buono"

di Michele Corrado

Segni particolari: 'Despierta', “Wake Up”, “sveglia”. Si intitola così la canzone che apre 'Invitation' e per la cui lavorazione, in occasione della celebre raccolta anti Trump '30 Days, 30 Songs', i Filthy Friends si sono assemblati per la prima volta. Doveva essere una botta e via, una veemente chiamata alle armi contro l’avanzata del capellone arancione verso la presidenza degli Stati Uniti d’America, ma Peter Buck (chitarra dei R.E.M., se qualcuno davvero non dovesse associare questo nome), Corin Tucker (Sleater Kinney), Scott McCaughey (Minus 5), Bill Rieflin (Swans) e Kurt Bloch (Fastbacks) devono averci preso gusto, e così eccoci qui. Non mancano anche ospiti illustri, su tutti Krist Novoselic (suo e riconoscibilissimo il basso della rumorosa 'Brother').

Ingredienti: Buck suona molto più tosto che al suo solito e ricorre al suo proverbiale jangle solo occasionalmente, e come potrebbe fare altrimenti con una Riot Grrrl come la Tucker a cantargli sulla chitarra. Qualche volta però ('Faded Afternoon' e 'You And Your King') il tocco è troppo inconfondibile e si finisce con l’aspettarsi che da un momento all’altro spunti la voce di Mike Stipe. Grazie anche ad una sezione ritmica bella forzuta, i pezzi sono tutti belli tesi e sferzanti, ma non manca qualche rilassamento; la romantica 'Second Life' ad esempio, abbellita da un pianoforte zampillante e una tastierina fantasmagorica.



Densità di qualità: facciamola breve: non ci ricorderemo a lungo di tutti i brani di questo disco, ma le personalità coinvolte sono così forti che il risultato d’insieme non è mai meno che buono. Il tocco di Buck e le intonazioni guerrafondaie della Tucker sono così uniche e identificabili che anche un punk melodico un po’ di maniera come ’Makers’ riesce a risultare significante. Ciò accade anche grazie alla maestria tecnica di ogni membro e ospite, capace di dare consistenza anche alle composizioni più semplici, che suonate da mani meno esperte non avremmo esitato a definire riempitivi. Sarebbe dunque interessantissimo poter assaggiare questo schiacciasassi di super star indie anche live; chissà se qualche festival estivo ci darà questa soddisfazione.


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