Morrissey: 'Low In High-School' (2017)
BMG

Voto: 7/10

Morrissey: 'Low In High-School' (2017)

"Seppur più nascosto e meno chiaramente udibile, quel talento che ci ha sempre fatto sognare permane"

di Alice Lombardo

Segni particolari: undicesimo album solista per l'ex frontman degli Smiths, prodotto con l’aiuto di Joe Chiccarelli e pubblicato dalla BMG, con cui ha di recente sottoscritto un contratto discografico. Il seguito di ‘World Peace Is None of Your Business’ (2015) è stato preceduto dai due singoli ‘Spent The Day In Bed’ e ‘I Wish You Lonely’.

Ingredienti: si potrebbe dire che ‘Low In High School’ sia il manifesto politico di una personalità artistica che di certo non si tira indietro dall’esporsi su tutti i piani e di conseguenza infastidire 'Pasolinianamente' anche i suoi stessi fan. Tutto l’album è infatti portatore di opinioni più o meno discutibili su tematiche di attualità quali primavera araba, Israele, Brexit, e un più generale incarna senso di inadeguatezza e rabbia nei confronti di una società sempre pronta all’uso delle armi e della violenza ma che lascia poco spazio alla felicità dell’individuo. Musicalmente Morrissey rimane sulla linea dei due dischi precedenti: chitarre e tastiere abbondanti e una batteria prorompente si alternano alla tranquillità delle tracce più scarne in cui la voce è la colonna portante. Elementi importanti sono la pesantezza delle chitarre, talvolta distorte, e i suoni aggiunti in post-produzione quali sirene della polizia, urla e risate.



Densità di qualità: i momenti più riusciti sono ‘Home Is A Question Mark’, un inno per coloro che non trovano il proprio posto nel mondo, ‘Spent The Day In Bed’, quasi un invito al nichilismo, e ‘In Your Lap’, unica vera ballad dell’album. Importanti sono anche ‘I Bury The Living’, traccia complessa alla Genesis che dimostra la sempre verde capacità di Morrissey di raccontarci una storia, e ‘The Girl From Tel Aviv Who Wouldn’t Kneel’, che per sonorità si distacca maggiormente al resto dell’opera. Probabilmente non ritroveremo mai il Moz di ‘Viva Hate’ e ‘Bona Drag’, ma, seppur più nascosto e meno chiaramente udibile, quel talento che ci ha sempre fatto sognare permane.


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