Destroyer: 'Ken' (2017)
Dead Oceans

Voto: 9/10

Destroyer: 'Ken' (2017)

"Potrebbe essere imprudente affermare che questo sia il suo capolavoro, ma di certo non vi va lontano"

di Cristiano Gruppi

Segni particolari: Dan Bejar 'nasce' con i New Pornographers, in cui è uno dei frontman e suona la chitarra. La coabitazione nel collettivo canadese è sempre stata, però, per lui secondaria: già nel 1996 aveva pubblicato il suo primo album solista con il moniker Destroyer, che ben presto sarebbe per lui divenuto molto più importante della band con cui giunse alla fama. 'Ken' è il suo 11° LP a tale nome.

Ingredienti: è sempre stato sfuggente e mutevole Bejar, quasi cerchi ogni volta di confondere chi provasse a incasellarlo. Quest'album è un'altra bella sterzata, forse imprevedibile: vengono messi da parte i suoni colti degli ultimi lavori per un ritorno a uno spirito 'rock' che Dan aveva mostrato quasi unicamente nei New Pornographers. Nonostante, a detta dello stesso autore di queste canzoni, siano stati gli Suede di 'The Wild Ones' ad aver fatto scoccare la scintilla creativa, l'ubicazione temporale sono gli anni che portano i '70 negli '80, quelli di post-punk, new wave e del synth-pop dei New Order, band più frequentemente citata nei rendiconti che si sono occupati di questo lavoro, ma che sarebbe sbagliato considerare come unica influenza. Bowie e Reed sono infatti costantemente presenti.



Densità di qualità: la straripante personalità del musicista di Vancouver fa sì che niente che esca di solchi marchiati Destroyer possa essere meno che particolare. Quello che rende questo disco uno dei meglio riusciti di questo 2017 è la rivisitazione di quella fine '70 / inizio '80 che ha fatto la storia della musica rock. L'erudito cantautorato dell'artista canadese viene come trasportato su dancefloor umidi e malsani, e non è difficile immaginare la folta criniera di Bejar tutta ciondolante e sudata. 'A Light Travels Down The Catwalk' è il brano che più esemplifica questo concetto e in generale tutto il lavoro in questione, con un battito univoco e insistente sotto il quale Dan snocciola la sua narrazione. Anche 'Rome' è un pezzo farcito di '80 ma (finalmente) non in maniera revivalistica, così come esaltante è l'uso dei synth che viene fatto in 'Ivory Coast' e 'Stay Lost'. Il gran pregio di Bejar è quello di servirsi del passato per arricchire il proprio presente, il suo guardare indietro è funzionale a una scrittura che non ha nostalgia, anzi, vuole essere qui e adesso per rivelarsi qualcosa che mai è stata prima. 'Ken' è un disco di un enorme musicista che non ha paura di rinnovarsi, e che questa volta in particolare è riuscito a essere anche estremamente concreto, accessibile e comunicativo. Non siamo perfetti conoscitori della discografia di Destroyer e dunque potrebbe essere imprudente affermare che questo sia il suo capolavoro, ma di certo siamo al cospetto di qualcosa che non vi va molto lontano.


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