William Patrick Corgan: 'Ogilala' (2017)
Martha's Music

Voto: 7/10

William Patrick Corgan: 'Ogilala' (2017)

"Al netto di tutto è un lavoro sincero, e per questo merita una sufficienza piena"

di Vincenzo Papeo

Segni particolari: secondo album in studio per Billy Corgan, storico leader degli Smashing Pumpkins. Per l’occasione, il Nostro ha deciso di sfoggiare quasi aristocraticamente le iniziali dei suoi due nomi anagrafici sulla copertina. Forse anche per differenziarsi dal non troppo fortunato esordio solista, 'The Future Embrace', risalente al 2005: in quell’occasione, al timone della produzione, vi era l’amico di sempre Bjorn Thorsrud. In ‘Ogilala’, diversamente, Corgan ha deciso di affidare la produzione del disco all’espertissimo Rick Rubin. Un vecchio sodale c'è comunque: in ‘Procession’, James Iha (lo storico chitarrista delle Zucche), accompagna Corgan suonando la chitarra e il mellotron. 



Ingredienti: in confronto all’esordio solista del 2005, contraddistinto da una marcata predisposizione all’elettronica (con i New Order come chiaro punto di riferimento), qui siamo su un altro pianeta. William Patrick, infatti, in ‘Ogilala’ riduce all’osso la formula, optando per una veste minimalista e scevra dagli orpelli che alimentavano la sua megalomania galoppante. In questo capitolo il nostro poggia il peso della sua identità quasi unicamente sulla chitarra e sul piano, sterzando sorprendentemente verso territori folk e riuscendo, almeno in parte, a conferire una certa corposità al songwriting e ai vocalismi (più o meno diffusi).



Densità di qualità: ‘Ogilala’ è un lavoro compatto, forse l’opera più matura di Billy dai tempi di 'Zeitgeist' (2007). Ma questo non è un lavoro accostabile a quei dischi ‘apocrifi’, o almeno non ai loro episodi più mediocri. C’è infatti un'idea artistica che sorregge questo lavoro, pregno di metafore che emergono all’istante in superficie, per merito di un gusto acustico che infonde una sorta di rarefazione ai brani. È la sensazione che si avverte nell’estemporanea ‘The Spaniard’, il pezzo più riuscito, caratterizzato da linee di mellotron che avvolgono il testo onirico di Billy, accompagnando la chitarra acustica fino al punto in cui è possibile intravedere una luce accecante. Ma è anche una raffinatezza formale che è arricchita dal lavoro del piano laddove non è assoluto protagonista (come nella leggiadra ‘The Aeronaut’), brani incalzanti come la conclusiva ‘The Archer’ e la toccante ‘The Long Goodbye’. Aldilà di questi picchi, il disco regala due o tre episodi piatti nella seconda parte del lavoro, caratterizzati da una voglia di strafare nelle armonizzazioni, che mascherano non al meglio un calo d’ispirazione (è il caso di ‘Antietam’ e ‘Shiloh’, che offrono ben poche emozioni). Ma, nonostante questo, anche i segmenti più carenti sul piano qualitativo sono comunque parte di una linea generale ben definita, votata allo scarnire tutti gli elementi che avrebbero potuto rendere il nuovo lavoro di Corgan l’ennesimo buco nell’acqua. ‘Ogilala’ è, al netto di tutto, un lavoro sincero, e per questo merita una sufficienza piena. In attesa che il 2018 ci riempia il cuore con la reunion che tutti aspettiamo, neanche troppo segretamente.


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