Fever Ray: 'Plunge' (2017)
Rabid

Voto: 8/10

Fever Ray: 'Plunge' (2017)

"Strutture forse più prevedibili del solito ma perfettamente congegnate, che fanno di questo album una potenziale raccolta di singoli"

di Gaia Dedola

Segni particolari: Fever Ray è lo pseudonimo Karin Elisabeth Dreijer Andersson, metà del gruppo electro-pop The Knife, formato insieme al fratello Olof. Il suo primo album solista risale al 2009. Adesso che i Knife si sono presi ufficialmente una pausa, Karin ha pubblicato a sorpresa questa seconda uscita.

Ingredienti: a livello sonoro, 'Plunge' è molto più vicino ai Knife che non al primo album a nome Fever Ray. Le atmosfere sono più solari, i ritmi più ballabili, il cantato meno cavernoso. Karin mette in cantina gli effetti vocali e fa per lo più riferimento a un synth-pop classico, quasi retro. Non è che manchino totalmente le sperimentazioni, specialmente nelle accelerazioni convulse di 'Wanna Sip', canzone perfetta per un immaginario dance-floor futurista, e 'IDK About You' (prima produzione insieme al portoghese Nidia), ma nel complesso 'Plunge' rimane un disco accessibile. Hanno un certo rilievo anche i testi, sempre più orientati alla politica: la stessa Fever Ray ha voluto inquadrare il disco come una sorta di manifesto anti-capitalista e queer-positive, un'ottica sicuramente molto evidente nei visuals che accompagnano i singoli. Di base, tuttavia, questo è soprattutto un disco d'amore.



Densità di qualità: ammesso che abbia senso confrontare un album con un precedente lontano ben 8-anni-quasi-9, 'Plunge', dal confronto con il disco d'esordio, d'impatto esce perdente. È meno unico, meno estroso, più imitabile (un aggettivo con cui probabilmente Karin non vorrebbe mai sentirsi descrivere). Fortunatamente, è anche un disco più umano e più intimo. La sensazione è che Karin abbia sentito l'urgenza di rispolverare improvvisamente il proprio progetto solista per gridare la propria libertà, senza eccessive mediazioni intellettuali. Anche in questa vena non mancano gli highlight: tra gli episodi migliori, oltre alla già citata 'Wanna Sip', ci sono sicuramente il pop tout court del singolo 'To The Moon aAnd Back', melodia cristallina adatta a tutte le orecchie, così come la soffice 'A Part Of Us', che ricorda da vicino i Knife di 'Silent Shout' (2006). Strutture forse più prevedibili del solito ma perfettamente congegnate, che fanno di questo album una potenziale raccolta di singoli. Il talento di Karin però continua a brillare soprattutto negli slow-tempo, così come sul disco d'esordio: esempi ne sono l'audace 'Red Trails', una ballad sensuale puntellata da melodie arabeggianti, e 'Mustn't Hurry', la canzone più glaciale e ariosa del lotto. Oggi accogliamo 'Plunge' con soddisfazione, condividendo con Karin una felicità ritrovata e un sound che va a coprire solidamente il vuoto tra la sua produzione e quella del gruppo. Per la sperimentazione, eventualmente, ci sarà tempo.


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