Benjamin Clementine: 'I Tell A Fly' (2017)
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Voto: 7/10

Benjamin Clementine: 'I Tell A Fly' (2017)

"Clementine non ha alcun minimo interesse a restare fermo, si muove creando sempre luoghi musicali diversi"

di Danilo Nitride

Segni particolari: Benjamin Sainte-Clementine, virtuoso polistrumentista e songwriter nato a Crystal Palace, nel nord di Londra, ma di origini ghanesi, è un classe 1988 dalle indubbie doti compositive ed esecutive a cui unisce una presenza scenica di notevole impatto, a tratti teatrale. Ritorna sulle scene, dopo due anni, con un disco pubblicato dalla casa discografica francese Barclay.

Ingredienti: il Mercury Prize del 2015 e i numerosi riconoscimenti della critica per 'At Least For Now' non hanno fatto minimamente accomodare Mr. Clementine, il cui processo creativo ha spostato leggermente la traiettoria compositiva, abbandonando, in parte, il tradizionale schema canzone, maggiormente presente nel disco d’esordio, per abbracciare stilemi sonori più sperimentali, che risentono della sua formazione classicista e delle sue origini africane. Un art-rock sperimentale (senza chitarre!) che si fonda sull’amalgama di tre elementi fondamentali: un timbro vocale divenuto oramai un marchio di fabbrica, melodie al piano di eterea fattura ed un’incessante, a tratti spasmodica, ricerca sul ritmo. 




Densità di qualità: 'I Tell A Fly' ci dà una chiave di lettura per capire quello che è diventato Benjamin Clementine: un artista eclettico, più consapevole dei propri mezzi e che proprio per tale motivo è completamente a suo agio nella sperimentazione. Tuttavia, perde d’intensità quando torna a riproporre pezzi dal formato 'tradizionale': le varie 'Jupiter', 'Ode From Joyce' o 'By The Ports Of Europe' non lasciano il segno come singoli quali ‘London’, ‘Cornerstone’ e ‘I Won’t Complain’ del precedente disco, risultando quasi una sorta di forzato riempitivo. Eccetto questi elementi di criticità, siamo al cospetto di un lavoro ispirato e innovativo che si apre con una 'sonata' che ci dà la misura del distacco dal precedente lavoro, fornendoci le coordinate armoniche per leggere questo disco. 'God Save The Jungle' e 'Phantom Of Aleppoville' rappresentano la perfetta sintesi di questa nuova proposta: Clementine non ha alcun minimo interesse a restare fermo, si muove creando luoghi musicali diversi all’interno dello stesso brano senza mai cadere, però, nel barocchismo fine a sé stesso. Gioca con le parole generando allitterazioni dalla spiccata musicalità ("Billy the Bully" su tutte), non facendo mancare testi che denotano una certa sensibilità oltreché un background culturale di rilievo. Non siamo ancora di fronte al suo capolavoro assoluto, ma la strada che ha tracciato fa ben sperare per il futuro prossimo.


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