Moses Sumney: 'Aromanticism' (2017)
Jagjaguwar

Voto: 9/10

Moses Sumney: 'Aromanticism' (2017)

"Paradossalmente, un album che si prefigge di contestare l'idea di amore convenzionale finisce per farci innamorare"

di Daniel Cordoni

Segni particolari: debutto sulla lunga distanza di questo artista losangelino figlio di due pastori originari del Ghana, paese dove l'artista ha trascorso sei difficili anni durante l'adolescenza. Mentre si laureava in scrittura creativa negli Stati Uniti, trovò il coraggio di superare la sua timidezza e cominciare ad esibirsi in pubblico, attirando agenti di grandi case discografiche ai suoi concerti. La prima pubblicazione a suo nome risale al 2014, un EP di demo intitolato 'Mid-City Island' contenente forme embrionali di cinque canzoni, un paio delle quali finite poi in 'Aromanticism'. Sul suo curriculum può vantare aperture ai tour di Sufjan Stevens, Solange, Erykah Badu e un'esperienza come chitarrista per Karen O.

Ingredienti: Moses Frimpong Sumney predilige la chitarra come strumento primario, accompagnandosi splendidamente con archi, fiati, percussioni e basso, con vuoti e pause che sottraggono ossigeno creando un'atmosfera rarefatta. Il falsetto della sua voce si incarna in molteplici forme che si sovrappongono a melodie strumentali creando un intreccio stratificato ma al contempo delicato che s'insinua nell'inconscio diventando docilmente familiare, inducendo uno stato onirico di simultaneo smarrimento e accudimento in cui voce ed arrangiamento dialogano dolcemente come due anime gemelle che si sussuranno nelle orecchie distese sopra un letto.



Densità di qualità: si rischia sempre un azzardo quando si parla di capolavoro, ma risconoscere e proclamare l'opera prima di un artista speciale come Moses Sumney "eccezionale" risulta quantomeno doveroso, un album in cui l'insieme vale più della somma delle sue sublimi parti. L'ordine dei pezzi non sembra avere un senso particolare (e infatti la prima traccia, da titolo, è una reprise, come a far intendere che l'album sia già cominciato altrove), tuttavia la loro affinità dimensionale sembra conferire un significato alla successione delle tracce. In casi come questo consigliare u brano piuttosto che un altro costituirebbe un semplice esercizio di soggettività, tuttavia, per non rischiare di farvi scappare questo talento unico, l'imperativo categorico è quello di ascoltarvi 'Plastic' o 'Lonely World'. Paradossalmente, un album che si prefigge di contestare l'idea di amore convenzionale contemplando la via della solitudine finisce inevitabilmente per farci innamorare.


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