Shame: 'Songs Of Praise' (2018)
Dead Oceans

Voto: 8/10

Shame: 'Songs Of Praise' (2018)

"Questi cinque ragazzini, all’apparenza senza arte né parte, hanno scritto uno dei più riusciti pamphlet sul disagio moderno"

di Daniele Cardarelli

Segni particolari: gli Shame sono una giovanissima band di Londra, guidata dal predestinato colletto blu Charlie Steen. I cinque hanno cominciato a muovere i primi passi tra le quattro mura del Queen’s Head, storico pub di Brixton, posto proprio sotto lo squat occupato dai Fat White Family.

Ingredienti: scrittura spietata al cospetto di un sound incestuoso figlio del punk e del post-punk. L’amore per i Fall è palese, ma la personalità resta illesa; stesso discorso vale per John Lydon (sia in veste Pistols che PIL), il cui repertorio non viene mai trafugato, ma piuttosto preso come trampolino per lanciarsi in melodie e querelle che sanno solo ed esclusivamente di ‘Shame’.



Densità di qualità: sta dilagando in UK una nuova generazione di band, dagli Sleaford Mods agli Idles, che con stili e generi differenti fanno della propria musica l’arma per scagliarsi contro i disastri sociali dei nostri tempi, dalla Brexit alla polverizzazione della mid-class. Non sfuggono alla chiamata alle armi gli Shame, che con un look da impiegati sbiaditi scippato ai Joy Division, ravvivano quei focolai mai spenti generati dal punk e dal post-punk, riuscendo a imprimere a entrambi i generi una dignità che non si ascoltava da tempo. Pronti via e sferrano già il colpo del KO, erigendo un monolite nero come ‘Dust On Trial’ subito sbriciolato dal successivo siluro ‘Concrete’, dove le voci che si urlano contro in stile Hook/Curtis di ‘Interzone’ fanno accapponare la pelle. E siamo solo all’inizio. Le chitarre che volano ovunque come schegge impazzite, ma sempre in grado di disegnare una melodia memorabile, non fanno che aumentare il culto di questo piccolo grande disco. Tra un lavoro che non arriva e giornate passate a raccogliere i cocci di sogni infranti, questi cinque ragazzini, all’apparenza senza arte né parte, hanno scritto uno dei più riusciti pamphlet sul disagio moderno.


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