OCS: 'Memory Of A Cut Off Head' (2017)
Castle Face

Voto: 7/10

OCS:  'Memory Of A Cut Off Head' (2017)

"Quello che più importa è il fatto che questo disco possa considerarsi un buon prodotto"

di Antonio Paolo Zucchelli

Segni particolari: a distanza di tre mesi dal precedente LP, ‘Orc’, uscito come Oh Sees, John Dwyer recupera questo vecchio nome, che non usava dal 2005 (per ‘OCS 4: Get Stoved’). In questo disco il frontman, che si è occupato delle registrazioni, della produzione e del mixing, si è fatto aiutare da Brigid Dawson, Nick Murray e Patrick Mullins, che hanno già fatto parte della sua band in passato, da Tim Hellman (attuale bassista degli Oh Sees), oltre che da Heather Lockie e da Mikal Cronin, che si sono occupati degli arrangiamenti rispettivamente di archi e fiati.

Ingredienti: pubblicare un album nuovo con un nome che hai già usato in precedenza può avere parecchi significati: non sappiamo quale sia quello che John Dwyer ha scelto in questo caso, ma qui, oltre che a lavorare insieme ad alcuni storici collaboratori del suo progetto, ha anche recuperato un sound folk che può avere legami con i suoi primissimi lavori. Insieme a ciò troviamo anche una vena psichedelica, che arricchisce il suono del disco: non solo il musicista californiano si allontana – e in maniera piuttosto evidente - da ciò che ci ha abituati ad ascoltare negli ultimi lavori, ma trova ottimi e lussuosi arrangiamenti, parti acustiche, strumenti quali viola, violino o sax, che difficilmente abbiamo sentito nel recente passato degli Oh Sees e perfino gustose armonie che mettono in luce l’ottimo intreccio tra le voci della Dawson e dello stesso Dwyer.



Densità di qualità: con ‘Memory Of A Cut Off Head’ ci troviamo davanti a qualcosa che possiamo definire come strano e, in un certo senso, di sorprendente, quanto meno per i fan della band garage-rock californiana: non sappiamo il perché della decisione da parte di John Dwyer, ma quello che più importa probabilmente è il fatto che questo disco possa considerarsi un buon prodotto. Le sue sonorità sono più che gradevoli, quel leggero tocco di psichedelia che pervade buona parte delle dieci canzoni presenti su questo LP lo rende diverso da un qualsiasi album indie-folk moderno, anzi il musicista di San Francisco preferisce recuperare sonorità più care agli anni ’60 e ’70, aggiungendo comunque una certa voglia di sperimentare, prendendo magari una non sappiamo quale ispirazione dal Duca Bianco. Allo stesso tempo possiamo trovare anche alcuni momenti in cui gli OCS mostrano un’inaspettata e piacevole sensibilità pop (‘The Chopping Block’ ne è un esempio), con l’ottima voce della Dawson che raddolcisce le possibili weird things che John prova ad aggiungere alle sue canzoni. Quando poi ascoltiamo il breve e quasi romantico duetto tra i due in ‘Neighbor To None’ riusciamo a emozionarci in maniera sensibile, grazie anche agli ottimi arrangiamenti di archi che lo accompagnano. Forse non soddisferà tutti, ma ‘Memory Of A Cut Off Head’ è comunque un lavoro diverso che ci mostra una parte di Dwyer che conoscevamo poco e probabilmente avevamo dimenticato, una parte più sensibile, gentile e delicata: sinceramente a noi piace anche così.


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