Limiñanas: 'Shadow People' (2018)
Because

Voto: 8/10

Limiñanas: 'Shadow People' (2018)

"Alterna velocità diversissime e percorre stili disparati con la disinvoltura propria dei più grandi"

di Michele Corrado

Segni particolari: Marie (batteria) e Lionel (chitarra, basso, tastiere e chi più ne ha più ne metta) vengono da Perpignan e prima ancora che un duo sul palcoscenico sono una coppia nella vita. Attivi da quasi dieci anni e molto noti nella scena psichedelica internazionale, sembrano pronti con 'Shadow People' a conquistare un pubblico più ampio, grazie anche agli ospiti altisonanti: il disco è stato prodotto da Anton Newcombe (Brian Jonestown Massacre) che, accolti i Limiñanas nei suoi studi berlinesi, ha anche prestato la voce all’acida 'Istanbul Is Sleepy', Peter Hook è stato chiamato a infilare un riffone di basso e una folata di anni '80 nella luminosa 'The Gift'.

Ingredienti: come i lavori precedenti, anche questo quinto LP dei Limiñanas ne mette ben in mostra le devozioni. Da una parte la scuola pop francese, in particolare la lezione della famiglia Gainsbourg (il crooning suadente di 'Le Premier Jour', ma anche lo xilofonetto della title track), dall’altra le scorribande psichedeliche della Austin di fine anni '60 ('De La Part Des Copains', la sbrigliata 'Motorizzatti Marie'). E' però mischiandole che i Limiñanas diventano un soggetto originale e non replicabile ('Trois Bancs', 'Shadow People').



Densità di qualità: non contenti di quanto archiviato finora, una miscela di musica psichedelica, pop e francesità magari non imprescindibile, ma di certo senza precedenti, i Limiñanas di 'Shadow People' compiono un ulteriore passo in avanti, esplorando con il loro carrarmato di tastierine vintage e ritmi krautofili nuovi generi e nuovi umori. Ne viene fuori un’opera quinta che non conosce momenti di stanca, alterna velocità diversissime e percorre stili disparati con la disinvoltura propria dei più grandi; rimanendo per giunta sempre molto accessibile. Il 2017 è stato un grandissimo anno per la musica psichedelica (Black Angels, Flowers Must Die, Dream Syndicate, Oh Sees, ma anche qualche gemma sparsa qua e là tra i mille dischi dei King Wizard), se le premesse per il 2018 sono dischi come questo, bissare sarà molto facile.


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