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Vittorio Cane: Secondo
Vittorio Cane:
Secondo


ANNO: 2008
ETICHETTA: Innabilis

"Si fa fatica a non affezionarsi alle piccole intuizioni candide, alla trasandatezza giocosa e un po' amara che le canzoni di Vittorio Cane sanno esprimere"
  il giudizio di indie-rock.it: 7/10
GENERE: indie-folk stralunato.

PROTAGONISTI: Vittorio Cane (voce, chitarra), Paolo Spaccamonti (chitarre, farfisa), Stefano Roman (campionamenti, synth), Stefano Danusso (basso), Valter Piatesi (batteria), Simona Palumbo e Giulia Carnevali (cori).

SEGNI PARTICOLARI: dietro lo pseudonimo indubbiamente azzeccato, riflesso di una volontà di identificazione che è campanilistica ("Vittorio, come il Re") ma anche artistica ("Cane, per ritrovarmi ironicamente tra i miei simili"), si cela il 34enne Claudio Cosimato, anomalo songwriter proveniente dall'hinterland torinese e celebrato nel capoluogo piemontese come una piccola icona alternativa, lontana dal grande circo delle feste olimpiche eppure opening act per Moltheni, gli Arab Strap (!) e altri. Appena tre anni fa, l'esordio 'Vittorio Cane' fece parlare di sé quasi esclusivamente agli addetti ai lavori, dividendo la critica in maniera netta tra una schiera di detrattori, inorriditi per la qualità non proprio cristallina di alcune composizioni, ed un manipolo di entusiasti adoratori, forse un po' troppo avventati nel pronunciare la parola 'genio' con non poca leggerezza. Piaccia o meno, tutti coloro che hanno ascoltato quel disco si sono posti l'inevitabile domanda "Ma questo ci fa o ci è?", facendo poi pendere l'ago del giudizio personale ora nell'una, ora nell'altra direzione, e riconoscendo di conseguenza nella scaltra insolenza oppure nella sincerità l'indubbia cifra espressiva di questo musicista. Chi scrive qui propende decisamente per la seconda opzione e per il correlato universo di significati e valori.

INGREDIENTI: "Ci sono persone che cambiano e persone che cambiano il mondo", recita l'incipit nell''Introduzione'. Inevitabile che il piccolo Vittorio Cane rientri in entrambe le definizioni soltanto in termini infinitesimi. Rispetto all'esordio lo spostamento è quasi impercettibile e limitato all'umore del bislacco menestrello, almeno apparentemente più sereno nelle nuove creazioni rispetto alle vecchie. C'è una premessa obbligatoria per tutti coloro che non lo conoscono: difficile che l'impatto con Cane sia positivo, solitamente risulta straniante se non sconcertante. Naturale, è effetto della non-abitudine ad ascoltare musicisti tanto 'off', per cui la prima impressione è di sciatta e svaccatissima amatorialità. Il consiglio è di non fermarsi al primo ascolto e approfondire, perché Vittorio Cane sembra conoscere bene i trucchi per farsi apprezzare da chi è ben disposto nei suoi confronti. Il genere è un indie-folk intimista, aperto a contaminazioni sintetiche e alquanto sghembo, che rientra perfettamente nei canoni del cantautorato slacker: voce stentata, melodie sbilenche, chitarre fragili e dissonanti, testi minimali, arrangiamenti spesso approssimativi e stile orgogliosamente "in bassa fedeltà", cui si aggiunge un piacevole gusto ludico per lo scherzo (i non rari cut-up radiofonici, per esempio). Dietro i facili cliché è però possibile recuperare le tracce di una vena genuina, basta ridefinire i propri criteri estetici secondo una scala diversa: impossibile allora non riconoscere in 'Mille' o 'Cascafaccia' i segni di un'assoluta spontaneità di cuore che non è artefatta o mediata. In tal senso i possibili riferimenti sono numerosi, da Gaetano a Bersani, da Celentano a Tricarico, sicuramente gratificanti per quanto parziali. Lo spirito artistico più affine è senza dubbio Bugo, anche se il novarese è più smaliziato e disposto a buttare in burla i propri sentimenti. 'Secondo' non nasconde la propria scanzonatura poetica e visionaria, una grazia ingenua e un istinto pop sguaiato e surreale: i difetti sono evidenti ma l'album gioca a carte scoperte, sapendo di poter coinvolgere con altri mezzi. Prendendo confidenza si fa fatica a non affezionarsi alle piccole intuizioni candide, alla trasandatezza giocosa e un po' amara che le canzoni di Vittorio Cane sanno esprimere: a conti fatti le parole di Remo Remotti nel suo cammeo finale non sembrano esagerate e hanno tutto il sapore di un'investitura.

DENSITA' DI QUALITA': Vittorio incarna perfettamente l'icona dell'antidivo, della persona comune, proponendo con ostinazione la sua poetica del piccolo e del semplice a partire dall'io narrante autobiografico, riflesso del giovane di periferia sensibile e un po' sbiellato alle prese con un mondo contorto, spersonalizzato, di difficile comprensibilità. In 'Ci Proverò', cantata insieme a Mao, Cane scrive il proprio manifesto estetico e riesce a parlare di contemporaneità con una voce nella quale ci si può riconoscere. Lo stesso vale per la dolce-amara 'Domenica', un brano che presumibilmente allude alla disoccupazione e all'Italia di questi anni duri. Quelli di 'Secondo' sono quadretti che raccontano di innocue fobie, ipocondria, anti-eroismo ma anche di volontà di riscatto, di quotidianità vissuta ai margini, con uno sguardo secondario e non privilegiato che fa tenerezza. 'Spersi' trasmette bene il senso di disorientamento umano e emotivo. Il suo testo, come gli altri, è di una semplicità disarmante. Nell'apparente banalità è custodita però la natura autentica dell'autore, il suo -fanciullino- pascoliano svincolato da qualsivoglia sovrastruttura ideologica o orpello socioculturale, sicuramente una delle più lodevoli qualità del disco: la riprova che a volte un po' di sano disimpegno ('Quassù', 'Torno Su') non guasta affatto, anzi. L'atteggiamento romantico del contemplativo alla Buster Keaton o alla Forrest Gump ('L'Ermetico') è l'arma vincente di un cantautore che sa trasformare i propri difetti (strofe scombinate, stonature, imperizie e sgrammaticature) in elementi di un più complesso corredo identitario, quindi in punti di forza. Tra le perle citiamo un bel pezzo dal sapore autunnale che evoca Battisti ('Around') oltre ad un paio di canzoni d'amore riprese dal primo album, una deliziosa e orecchiabilissima ('Ti Do Qualcosa'), l'altra paradigmatica nel tratteggiare il classico perdente 'non di lusso' ('Dipendente'), apprezzabile soprattutto per l'assenza di retorica e pose forzate. Nota di merito per 'Ci Credo Ancora', brano molto arruffato, contraddittorio, con un cantato non sempre in tono con la parte chitarristica, eppure aperto a risvolti non privi di fascino (tra cori e inserti electro-scratch) e indice di una sensibilità che non lascia indifferenti.

VELOCITA': un'ottima descrizione della velocità di 'Secondo' l'ha data lo stesso Cane parlando di sé in un'intervista: "Siamo nati per vivere tranquilli e per camminare, e ci troviamo qui a correre. Voglio semplicemente camminare e guardarmi attorno."

IL TESTO: "Organizzo la mia squadra, lanci lunghi e correre / E sono confuso, ma il mondo sorride", da 'Ci Credo Ancora'.

LA DICHIARAZIONE: da 'Losthighways.it': "I live mi divertono, e rimangono molto differenti dalle registrazioni dove invece c'è la riflessione e lo studio… Il live mi piace così… a caso interrompere le canzoni se le trovo lunghe, sentire la gente che canta e lasciar fare a loro”.

IL SITO: 'Vittoriocane.it' e 'Myspace.com/vittoriocane'.

Stefano Ferreri
 
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