|
| |
 |
Coldplay:
Viva La Vida Or Death And All His Friends
ANNO: 2008
ETICHETTA:
Parlophone
"Rock costruito per compiacere le masse, anche se la qualità musicale è sicuramente elevata, rasentando quasi la perfezione stilistica" |
|
| |
il giudizio di indie-rock.it: |
         7/10 |
|
|
GENERE: massive stadium-rock.
PROTAGONISTI: Chris Martin (voce, piano, organo), Johnny Buckland (chitarra), Will Champion (batteria), Guy Berryman (basso).
SEGNI PARTICOLARI: se al terzo episodio non fai fiasco, al quarto ci arrivi con la tranquillità necessaria di poter fare quello che vuoi. E, a dare retta alle dichiarazioni d’intenti, Martin e compagni di merenda volevano realizzare qualcosa di "grande e colorato". Sarà stata allora l’affascinante scoperta di Frida Kahlo e dei suoi cocomeri, a spingerli definitivamente ad affidare la produzione ad uno navigato come Brian Eno? Oppure i dirigenti della EMI, in pieno affondamento, hanno pensato bene di rimanere a galla almeno fino a Natale? Comunque la vediate, quella di Eno è una scelta più che azzeccata. Co-produce Markus Dravs, altro grande nome venuto alla ribalta per aver collaborato a Neon Bible degli Arcade Fire. Grande produzione quindi, grande lancio del disco, grande copertina ('La Libertà Che Guida Il Popolo', Eugene Delacroix), grande lavoro d’immagine, ma soprattutto, grande grandissimo ego.
INGREDIENTI: tutto quello che ha fatto successo in Europa (e nel mondo) negli ultimi due decenni almeno: U2 su tutti, grazie soprattutto alla mano pesante che Eno ha usato sul mixer di registrazione. Circa tre anni fa si parlava di come i Coldplay dovessero prendere il posto (e la fetta di pubblico) che per 20 anni era stata degli U2. Detto, fatto. Altro riferimento fondamentale sono i Radiohead, soprattutto per quanto riguarda alcune chitarre (vedi 'Violet Hill'), spudoratamente greenwoodiane. Dravs mette in cascina il misticismo alla Arcade Fire invece, a dimostrazione di come la band canadese in poco tempo abbia influenzato notevolmente gruppi già ampiamente affermati. E come non sentirci dentro anche un po di Oasis, Travis e tutte le altre brit-pop band melodiche che andavano molto di moda fino al 2000. Si potrebbe andare a ritroso, e ancora e ancora, passando per gli Echo & The Bunnymen fino ad arrivare ai Beatles, che tanto è sempre li che andiamo a finire. Se con 'X&Y' i Coldplay avevano aperto una porticina, con 'Viva La Vida' spalancano un portone: le chitarre diventano epiche, il cantato profondo e non più timido (scordatevi pezzi interamente sussurrati o minimalisti come 'We Never Change' o 'Amsterdam'), la presenza di organi e cori sempre più massiccia. Dimenticate l’intimismo di 'Parachutes' e 'A Rush Of Blood To The Head'.
DENSITA' DI QUALITA': se dobbiamo chiamare le cose con il proprio nome, questo è essenzialmente rock costruito per compiacere le masse, possibilmente in uno stadio stipato di almeno 50.000 paganti. Non che sia una cosa negativa, ben chiaro, dipende dai punti di vista: se cercate qualcosa che realmente stupisca e non semplicemente 'riempia' le vostre orecchie, allora abbassate tranquillamente il voto di un punto. Se invece siete di quelli che ancora sopportano Bono e sperano ardentemente nella bontà del nuovo disco dei Gallagher, questo album è proprio quello che fa per voi. La qualità musicale è sicuramente elevata, rasentando quasi la perfezione stilistica. 'Life In Technicolor' apre magnificamente in un crescendo strumentale movimentato, liberatorio e gioioso. Il tutto però dura 2 minuti e 30" circa, e sul più bello si passa subito a 'Cemeteries Of London', canzone a tema religioso (che a dire la verità permea tutto il disco), con Martin accompagnato dal piano per poi essere raggiunto da Buckland con la chitarra e da un coro composto da un numero imprecisato di frati madrigali in estasi. Il protagonista della traccia successiva, 'Lost', è l'organo, e i frati adesso battono anche le mani, dando un impressione di un Martin quasi sciamanico. La canzone però non decolla del tutto, e neanche il testo convince. Segue '42', uno dei momenti più belli del disco, con Chris sempre al piano, crescendo con chitarra e sembra che il copione si ripeta. Invece no, i Coldplay virano d'improvviso in una corsa vocale con Buckland ad inseguire, e il tutto ci piace e non poco. 'Lovers In Japan' è forse il pezzo più spudoratamente U2, mentre 'Reign Of Love' ci regala uno dei pochi momenti delicati dell'album, senza però troppi entusiasmi. La parte succulenta del disco comunque deve ancora arrivare: 'Yes!', tra Oasis e Radiohead, per poi sfociare in una parte strumentale quasi Shoegaze alla My Bloody Valentine, è uno degli episodi migliori, seguita dal singolo 'Viva La Vida': apertura con violini e cori da stadio sul finale, è un pezzo che si lascia ascoltare con piacere, così come l'altro singolo, 'Violet Hill', più classico nella struttura, ma dove Martin non canta a dovere, sembrando impostato, che è la cosa peggiore che un cantante può fare. 'Strawberry Swing' è invece un ottima ballata romantica, più solare rispetto alle loro produzioni precendenti. Chiude il disco 'Death And All His Friends' e la ghost-track 'The Escapist', che riprende l'incipit della prima traccia, senza infamia e senza lode. Per un disco in cui si erano riposte fin troppe aspettative, da parte di tutti, chi scrive può dire che non sono state deluse tutte, e per chi proprio non può fare a meno di Chris Martin, beh, niente panico. I Coldplay sono tornati.
VELOCITA': andamento molto movimentato. Per essere un disco dei Coldplay, s'intende. I molti cambiamenti di ritmo impediscono i tipici colpi di sonno alla 'The Scientist'.
IL TESTO: "People leaving all the time / Inside a perfectly straight line / Don't you wanna curve away / It's such… / It's such a perfect day", da 'Strawberry Swing'.
LA DICHIARAZIONE: Jonny Buckland: "Riteniamo i nostri primi tre album come parti di una trilogia che si è conclusa. Adesso vogliamo fare qualcosa di diverso." Chris Martin aggiunge: "Certamente, abbiamo iniziato ad utilizzare una più ampia gamma di colori."
IL SITO: 'Coldplay.com', 'Myspace.com/coldplay'.
Luca Falzetti |
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|