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Travis: Ode To J.Smith
Travis:
Ode To J.Smith


ANNO: 2008
ETICHETTA: Red Telephone Box

"Un lavoro con poche sbavature che ha il pregio di restituirci una band tornata a suonare quel pop-rock che anni fa ci aveva fatto sognare"
  il giudizio di indie-rock.it: 7/10
GENERE: pop-rock.

PROTAGONISTI: Fran Healy (voce, chitarra, piano, banjo), Andrew Dunlop (chitarra, seconde voci), Douglas Paine (basso, seconde voci), Neil Primrose (batteria, percussioni).

SEGNI PARTICOLARI: chi era adolescente nella seconda metà degli anni '90 e seguì con attenzione il rapido 'rise and fall' del brit-pop (genere che per chi vi scrive morì all'indomani dell'uscita di '13' dei Blur) non può non ricordare con affetto e un pizzico di malinconia le trame armoniose e accattivanti della ditta Fran Haley & co. Una band – quella scozzese – lontana dal baraccone della faida Gallagher-Albarn, dalle ambizioni glam di Suede e Pulp e più in generale da tutti gli eccessi mediatici e produttivi di quegli anni. Ed il successo (sia di critica che di pubblico) dei loro primi due dischi ed in parte del terzo, testimoniano la validità del loro atteggiamento misurato abbinato ad un sound chitarristico fluido ed altamente emotivo. Capolavoro assoluto della loro discografia è 'The Man Who' che il prossimo anno compirà dieci anni. Un disco che li ha lanciati a livello internazionale, rimasto nella top ten inglese per un numero davvero spropositato di mesi. Un album che non ha avuto la pubblicità di un 'Urban Hymns' o di un 'Be Here Now' ma che, sempre a parere del sottoscrito, è nella top 5 dell'ultima decade del secolo scorso. L'LP rappresentò un'inaspettata conferma e promozione a seguito del validissimo esordio 'Good Feeling'. E - come purtroppo spesso accade – è difficile mantenere alta la tensione qualitativa dopo grandi sforzi artistici. I Travis non fecero eccezione. Gradualmente la loro parabola artistica è andata scemando, ma fortunatamente il pubblico continua a seguirli fedelmente. 'Ode To J.Smith' è l'album in studio numero 6 della loro carriera. Una carriera che ha risentito di vari conflitti e incidenti nonché di dischi che hanno virato esageratamente verso il pop perdendo in consistenza e fascino. Il loro precedente (e non più che discreto) 'The Boy With No Name' è uscito solo lo scorso anno, fornendo timidi segnali di ripresa.

INGREDIENTI: sin dalle prime tracce la vera notizia che salta alle orecchie è che finalmente i Travis hanno imbracciato nuovamente le chitarre elettriche dopo averle messe un po' troppo da parte negli ultimi anni. 'Ode To J.Smith', sia concettualmente che dal punto di vista prettamente musicale, è un ritorno alla forma 'indie' per i Travis, persa di vista da 'The Invisible Band' in poi. Ci rende molto felici sentire di nuovo Fran Haley spalleggiare robuste sterzate elettriche in quanto – checché se ne dica – i veri Travis sono quelli capaci di far venire la pelle d'oca anche senza ammorbidire le linee melodiche. E' un album che si sente esser stato scritto di getto, senza dare troppa importanza a effetti produttivi a favore di una spontaneità rock che avevamo paura si fosse quasi del tutto smarrita. Tuttavia rispetto a 'The Man Who' – inevitabile metro di paragone – la band sposta il suo baricentro su accenti smaccatamente easy. Di quella malinconia autunnale sono rimasti pochi sprazzi.

DENSITÀ DI QUALITÀ: l'album nel complesso merita grandissimo rispetto, perché i Travis sono tornati alle origini del loro processo compositivo, con una forma-canzone essenziale e squadrata. Nella prima metà del disco spiccano in modo autoritario la fluida apertura di 'Chinese Blues', la scomposta linea ritmica di 'J.Smith' con tanto di gloriosi cori in stile Carmina Burana (!!!!!!), l'elettricità divampante di 'Long Way Down'. Il singolo apripista 'Something Anything' non spicca per originalità ma il suo sporco lavoro di immediatezza melodica viene svolto con ottimi risultati. 'Last Words' inizia con lo stesso piglio di 'Sing' (complice il banjo che domina la scena) e sarebbe anche gradevolissima, ma soffre di un andamento un po' piatto che dominava negli ultimi LP. Si nota ad ogni modo la chiara volontà di tenere alta la tensione in tutte le tracce, attraverso spartiti allegri e dall’andamento quasi ovunque discretamente sostenuto. 'Quite Free' scivola via senza lode e senza infamia, mentre 'Get Up' si guadagna soltanto l'infamia di essere una delle peggiori tracce mai scritte dalla band scozzese. Il tasto skip scatterà autonomamente. Dopo tre canzoni non esaltanti né degne del repertorio glorioso dei Travis siamo quasi rassegnati a registrare un tentativo andato parzialmente a vuoto sulla lunga distanza. Invece il terzetto finale che parte con la convincente 'Friends' dominata dalla chitarra ritmica e da un canto delicatamente emozionato, continua con 'Song To Self' e 'Before You Were Young', due pezzi da annoverare decisamente tra i classici della band. La prima è ha il piglio arioso e l'epicità che per efficacia fanno tornare alla mente l'insuperabile 'Turn'. La traccia conclusiva che si apre con un bel duetto di chitarra acustica e pianoforte su cui la voce di Fran può dare il meglio di sé, ha una carica di atmosfera malinconica che risucchia via tutta la spensieratezza delle precedenti 10 canzoni. Un pezzo in cui Haley canta con diversi cambi di registro ed un trasporto encomiabili che concorrono a renderla la miglior canzone del disco e una tra le dieci migliori della carriera dei Travis. Così tra i nuovi LP di Coldplay, Verve e Oasis che hanno monopolizzato l'attenzione dei media musicali e non, s'infila timido ma senza complessi d'inferiorità questo 'Ode To J.Smith'.

VELOCITÀ: Quella velocità che negli ultimi tre dischi era diventata semi-soporifera, oggi torna ad essere frizzante. Finalmente i Travis tornano a regalarci un disco che ci fa aizzare le orecchie invece che abbassarle !

IL TESTO: "I’m singing a song to myself / Cos I don’t belong any longer / Just making it up in my head / This feeling is strong and getting stronger / Do you see the light?", da 'Song To Self'.

LA DICHIARAZIONE: Fran sulla genesi del nuovo LP: “Siamo tornati a scrivere un album con la chitarre elettrica. Non accadeva da dieci anni.”

IL SITO: 'Travisonline.com'.

Mino Speranza
 
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