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DISCHI

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Ballboy: I Worked On The Ships (2008)

Ballboy: I Worked On The Ships (2008 - Pony Proof)

"Una band importante che merita di essere (ri)scoperta"

di Stefano Ferreri

  il giudizio: 7/10

GENERE: pop cantautoriale.

PROTAGONISTI: Gordon McIntyre (voce, chitarra), Nick Reynolds (basso), Alexa Morrison (piano, tastiere), Gary Morgan (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: tra le innumerevoli band nate in Scozia sull'onda del successo ottenuto in ambito indipendente dai Belle & Sebastian, i Ballboy rappresentavano senza dubbio la compagine più ruvida, umbratile e romantica. Merito del loro leader, quel Gordon McIntyre che nel corso degli ultimi dieci anni ha plasmato a tal punto il gruppo sulla propria immagine da lasciare l'impressione che si trattasse in realtà di un progetto solista arricchito da musicisti di contorno. Dopo gli esordi caustici dei primi due LP, con 'The Sash My Father Wore' McIntyre fissò un apparente punto di non ritorno realizzando in completa solitudine un album totalmente acustico, cupo e di rara schiettezza, in cui alcuni dei tratti distintivi dei Ballboy venivano esacerbati: il tema delle relazioni di coppia, i testi cinici e disinvolti, una poetica di fondo nichilista e tenera al tempo stesso. Spesso accostati agli Smiths e ai Wedding Present per l'indole del loro autore, incredibilmente snobbati dalla critica che conta, i Ballboy sono tornati negli ultimi tempi con un paio di dischi più maturi e positivi, per quanto non meno obliqui dei loro predecessori. Una band importante che merita di essere (ri)scoperta e ha collaborato - tra gli altri - con l'artista David Shrigley e con il mitico John Peel.

INGREDIENTI: i lineamenti fondamentali del songwriting di McIntyre restano come elemento più evidente e facilmente riconoscibile nelle nuove canzoni a marchio Ballboy: l'uso parco del violino e di un pianoforte quanto mai discreto, una voce che si presenta in sordina accentuando le velature malinconiche dei ritornelli, un'impronta sonora che predilige la sobrietà sul piano ritmico come su quello melodico. L'iniziale 'The Guide To The Short Wave Radio' funziona proprio in questa maniera, insistendo un po' sulle soluzioni espressive tipiche del repertorio del gruppo di Edimburgo ma facendolo comunque in modo sincero, non compiaciuto. Il basso profilo, in fondo, è sempre stato nelle corde di McIntyre e la scelta di tornare al tono confidenziale di 'The Sash My Father Wore' si rivela azzeccata nella misura in cui esso è proposto in un contesto meno tormentato, sempre raccolto ma con la sorpresa di un bel senso di calore. Se i punti di riferimento del cantautore restano sempre gli stessi, ovvero Morrissey, David Gedge, Keith Girdler (Blueboy) e una miriade di altri autori inglesi della stessa scena, è innegabile che 'I Worked On The Ship' sia anche il disco che avvicina maggiormente i Ballboy ai Belle & Sebastian degli esordi. Ne è una prova tangibile il mood vivace di un pezzo agre e succoso come 'Cicily', molto scozzese per background ma anche sorprendentemente caldo e acidulo, croccante nell'andatura e colorato dall'intervento dei fiati. Se la sbarazzina 'Picture Show' gioca un po' troppo con lo stesso modello, eccedendo nel mimetismo e mancando di cattiveria, la dolciastra 'We Can Leap Buildings And Rivers, But Really We Just Wanna Fly' rievoca mirabilmente il clima di 'Tigermilk' con tanto di handclapping e spensierate cadenze pop da cameretta, aprendosi a risvolti carezzevoli ma senza rinunciare del tutto all'inquietudine. L'ennesima conferma, quest'ultima, di un trend meno introverso nella scrittura dei Ballboy e della predilezione di McIntyre per i titoli chilometrici. Va letta invece in decisa controtendenza l'avvolgente e rallentatissima 'Empty Throat', con la sua voce filtrata, il suo sound lo-fi ed un taglio fortemente malinconico, tindersticksiano, invernale nel solco della miglior tradizione del gruppo.

DENSITA' DI QUALITA': la serenità che 'A Relatively Famous Victory' trasmette è un ottimo biglietto da visita di 'I Worked On The Ships'. Una canzone lenta, austera, sicura, con la voce che prevale su una musica estremamente misurata: qualche nota di chitarra in un fraseggio riservato e dimesso, gocce di piano e screziature elettroniche appena percepibili. McIntyre emerge come cantastorie pulito, senza più le scorie del vecchio cinismo e i cliché da poeta (relativamente) maledetto, trova la quadra e l'equilibrio da autore maturo in un bel crescendo - intenso senza inutili eccessi - che non snatura comunque le peculiarità del suo songwriting aspro e diretto. Come ribadisce l'accorata e pacatissima 'Above The Clouds The Sun Is Always Shining', oggi al cantante dei Ballboy piacciono la grazia, i sussurri, i toni intimi e raccolti, piuttosto che le sventagliate elettriche e le provocazioni dei primi lavori. Non che i fili con il passato siano tagliati di netto: se in 'Godzilla Vs. The Island Of Manhattan' hanno la meglio la leggerezza ed un incedere arioso e pacificato, guidato dal pianoforte, è pur vero che questo brano somiglia tantissimo alla vecchia formidabile 'Avant Garde Music' (forse la canzone più celebre della band) e assume sul finale un sapore autunnale che è ballboyano all'ennesima potenza. Insistendo su questa falsariga, Gordon e i suoi compagni regalano un paio di altre perle imperdibili per intimismo e comunicatività: 'Disney's Ice Parade' è una placida confessione intavolata sulle corde dell'ukulele, un pezzo spoglio ed essenziale, depurato da ogni residuo d'angoscia, in cui il suono acustico, la voce e l'armonica sono sufficienti a tessere una trama di fragile ed elegiaca poesia. Nel finale di 'Absent Friend', McIntyre ritrova invece il classicismo scarno del suo disco più crudo, una nudità che qui diventa sincera condivisione di sé senza pose o atteggiamenti, senza teatralità e senza più l'ansia di rincorrere modelli un po' troppo abusati in passato.

VELOCITA': segnato in profondità dal piano, 'I Worked On The Ships' ha un'andatura piacevolmente dondolante. Come uno dei suoi episodi migliori, 'Songs For Kylie', è quieto, suggestivo e si lascia assaporare lentamente.

IL TESTO: “You're walking home / And you're on your own / And your mobile phone / Has / No / News / At / All”, da 'Above The Clouds The Sun Is Always Shining'.

LA DICHIARAZIONE: così Gordon, intervistato dal giornalista Mark Fisher (dal blog di Mark Fisher): “Ho scritto una quantità spropositata di canzoni d'amore nei Ballboy e ho poi dovuto spiegare alla gente che non parlavano di episodi effettivamente accaduti. E' capitato che mi innamorassi, non sono capitate le costruzioni narrative che ho elaborato sul tema”.

IL SITO: 'Ballboymusic.com' e 'Myspace.com/ballboymusic'.