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Long Distance Calling: Avoid The Light
Long Distance Calling:
Avoid The Light


ANNO: 2009
ETICHETTA: Superball

"Il disco scorre piacevole creando una buona atmosfera, solamente a tratti troppo spinta nelle caratterizzazioni più esplicite"
  il giudizio di indie-rock.it: 7/10
GENERE: post-metal direttamente da Münster, Germania.

PROTAGONISTI: Dave Jordan e Florian Füntmann alle chitarre, Jan Hoffmann al basso, Janosch Rathmer alla batteria e Reimut Van Bonn a tutto il resto, quindi sintetizzatori e compagnia bella, giusto per dare un tocco di atmosfera o, come lo chiamano loro, ambiente.

SEGNI PARTICOLARI: Jonas Renkse dei Katatonia presta la voce in 'The Nearing Grave', una collaborazione che la dice lunga su quanto la scena post-rock tedesca si stia allargando oltre confine con band di ottimo livello.

INGREDIENTI: giusto per mettere dell’altro pepe nella già abbastanza animata discussione su quanto sia vivo o meno il genere post, i Long Distance Calling non sono altro che l’ennesima variazione sul tema. In questo caso il mix prende spunto prima di tutto dagli Isis per quanto riguarda la compattezza sonora e l’aggressività più spiccatamente metal, e mitiga il tutto con un inconfondibile gusto tipico della scena texana alla Explosion In The Sky da cui stanno emergendo band come i This Will Destroy You, simili per intenti ai LDC anche se meno pesanti di questi ultimi. Sarà che la provenienza geografica c’entra qualcosa?

DENSITÀ DI QUALITÀ: fortunatamente c’è di che stare allegri. Le sei tracce di questo esordio sulla lunga distanza sono un buon concentrato di velocità metal e momenti dilatati più tipici del post. Questo equilibrio fa si che il disco scorra piacevole creando una buona atmosfera, solamente a tratti troppo spinta nelle caratterizzazioni più esplicite. Mi riferisco al synth di 'Balck Paper Planes', evidentemente di troppo anche se per fortuna usato con il contagocce. Ad ogni modo il disco spicca per potenza e compattezza sonora, caratteristiche che lo rendono più fruibile di tanta altra produzione di genere, grazie anche ad una buona produzione in studio che ha portato la band ha trovare un sound molto pulito e preciso riuscendo contemporaneamente a mantenere alti gli standard di chiarezza sonora. E’ una lezione che bene o male tutti i gruppi post stanno imparando da quei maestri del suono che sono i Mogwai, gente che se live non sbaglia un colpo figuriamoci su disco. Sei tracce dunque. Si parte con 'Apparitions', il pezzo più spiccatamente prog della compagnia che funziona abbastanza bene da introduzione nella classica forma di crescendo arricchito. Buono il finale esplosivo che lascia intravedere il seguito. 'Black Paper Planes' dunque prende in mano le redini del gioco e erutta una serie di bordate cadenzate dalle chitarre di Deve e Flo. Stessa struttura con inizio tirato, parte centrale di passaggio e riposo e finale a tutto volume. '359°' cambia leggermente la disposizione degli addendi ma la somma non cambia. C’è una vena leggermente malinconica che risalta contro luce, una filigrana tipicamente romantica caratteristica di un genere particolarmente legato a questo tipo poetica, che ci si voglia credere o no. I dieci minuti di 'I Know You, Stanley Migran!' sono belli tosti e quasi hard-rock anche se purtroppo un po’ pasticciati nel voler metterci dentro più di quanto consentito. 'The Nearing Grave' risalta di quella splendida luce che solo la meravigliosa voce di Jonas Renkse dei Katatonia sa regalare. Qui il livello è nettamente più alto, il cielo è splendidamente plumbeo e si guadagnano mille punti sotto tutti gli aspetti: affascinante, ipnotica, bella e sincera senza tutti quei fronzoli elettronici che cercando di sopperire alla mancanza di una sezione vocale. Senza dubbio una dichiarazione d’amore nei confronti dei Katatonia e pezzo migliore del disco. Purtroppo (o per fortuna) fa venire voglia di dare un ascolto agli ultimi Katatonia, anche se c’è da dire che effettivamente mette in buona luce una band che dimostra di avere bisogno di ancora un qualcosa per fare il definitivo salto di qualità (magari trascendendo le regole ferree del genere, su tutte l’assenza della voce), ma evidentemente in possesso dei mezzi per farlo. Buona chiusura con 'Sundown Higway', bene o male sullo stesso livello del resto del disco, risoluta e aggressiva e con una sezione ritmica impeccabile che sfocia in uno snooze acustico nostalgico a puntino.

VELOCITÀ: è un bel destreggiarsi tra cavalcate inesorabili e relax puro. Di sicuro non ci si annoia.

LA DICHIARAZIONE: riguardo la partecipazione di Jonas Renkse: “Siamo tutti grandi fans dei Katatonia così ci è sembrato ovvio di chiedere a Jonas di collaborare”.

IL SITO: 'Myspace.com/longdistancecalling'.

Marco Jeannin
 
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