GENERE: pop-rock.
PROTAGONISTI: A.C. Newman (voce chitarre, tastiere, basso, etc), Blaine Thurier (tastiere), John Collins (basso, chitarra acustica, tastiere etc), Todd Fancey (chitarra), Kurt Dahle (batteria e percussioni), Kathryn Calder (voci, tastiere e piano), Neko Case (voce), Dan Bejar (voci, chitarre, piano, organo etc). Plus di pout-pourri di comparse eccellenti: Will Sheff (Okkervil River), Annie Clark (St. Vincent), The Dap Kings e Zach Condon dei Beirut
SEGNI PARTICOLARI: il 5° disco di studio del supergruppo di Vancouver esce in concomitanza con un altro album dell’altro supergruppo canadese per eccellenza, i Broken Social Scene. Ed è immediatamente paragone tra chi – dei due – meglio resista alla prova del tempo. In realtà da paragonare c’è ben poco. A parte i comuni connotati geografici e l’apertura quasi ecumenica a compartecipazioni di varia natura d’entrambe le band, gli aggettivi utilizzabili per ensemble di Kevin Drew suonerebbero decisamente inappropriati per descrivere i suoni e la leggiadria pop messa a punto dalla premiata ditta Newman-Bejar-Case. Dove i primi sono ambiziosi, sofisticati, sfrontatamente menefreghisti delle convenzioni della forma-canzone pop, l’ambizione artistica della band della British Columbia, invece, è da sempre quella di confezionare la canzone pop perfetta.
INGREDIENTI: per molti, il precedente 'Challengers' (2007) era stata una deviazione incompresa dal tirato power-pop dei primi album. Un disco – appunto – incompreso, forse poco omogeneo e non della solita continuità, ma con gemme memorabili come la title-track o l’altra ballatona cosmica di 'Adventures in Solitude'. Un disco all’insegna della riflessione, insomma. Per questo 'Together', quei molti di cui sopra non avranno difficoltà a parlare di ritorno dalla forma della band di Newman. Per coloro che dei New Pornographers, invece, hanno solo lontanamente sentito parlare, si tratta di una summa perfetta per avvicinarsi all’ennesima fucina d’ottimo indie-pop made in Canada. Con la pazienza di un paio d’ascolti 'di confidenza', ecco che saltano fuori i ganci melodici (e mnemonici); gli arrangiamenti si rivelano nella loro elaborazione. Le liriche bizantine e sibilline danno soddisfazione all’orecchio più attento. Eppure in questo album, c’è una importante marcia in più: già nella scelta del titolo, lo sforzo che anima il tutto è uno sforzo di coesione collettiva. Non il singolo slancio creativo di un paio di menti incredibilmente talentuose, ma l’afflato di un gruppo d’amici. Un sentimento di comunanza che è dietro ogni nota e ogni parola cantata, costruendone e accrescendone la credibilità. È forse proprio questo sforzo comune a rendere anche dal vivo così forti e autonomi i brani, anche più forti dell’assenza di Neko Case o di Dan Bejar, come in occasione della recente apparizione al Primavera Sound Festival di Barcellona.
DENSITÀ DI QUALITÀ: prima che alta o bassa, la qualità di questo disco è omogenea, nei suoni, nelle ritmiche ritrovate ma non sforzate. Il riff distorto di violoncello è un seducente escamotage per introdurre la deliziosa pastiche di 'Moves', tutta coretti, staccato di piano e proprio quel violoncello elettrificato che s’inserisce dannatamente bene tra le voci. Per la successiva 'Crash Years' Neko Case sale in cattedra e non ce n’è più per nessuno: è semplicemente una delle migliori canzoni dell’anno, contesa tra suggestioni bacharachiane, una melodia fischiettata e una intro semplicemente ispirata. La semi-title-track 'Your Hands (Together)' è uno scanzonato tentativo a-là Black Sabbath, per quanto i Black Sabbath possano mai avere un punto di contatto con un gruppo pop canadese. A riascoltarla nel contesto del disco intero perde un po’ del suo smalto, per rimanere un tentativo spuntato dei Pornos di riguadagnarsi il ritmo e il mordente che sempre i molti di cui sopra ritenevano ormai perso. Il tentativo va male perché inutile: in 'Together', lo smalto del gruppo della British Columbia è ben presente, anche se diverso. La ragion d’essere dei New Pornographers e l’emozione che suscitano non è – o non solo – nelle cavalcate ritmiche a sfondo sociale (come era la leggendaria 'Letter from An Occupant' degli esordi), ma nella capacità di confezionare delle gemme pop apparentemente lineari, con irresistibili e mai scontati escamotage melodici e un impareggiabile trittico di voci narranti che confluiscono, per caso o per fortuna – appunto – insieme (come nella finale 'We End Up Together').
VELOCITÀ: relativa e scanzonata nella maggior parte dei casi. Dilatata quando i pezzi si fanno contemplativi (come in 'Valkyrie In The Roller Disco').
IL TESTO: “The skirts go up / Before the war / Among the madding crowds / They're ruined like the rest of us ruined” ("Gli orli delle gonne si accorciano, prima della guerra, tra le folle di persone impazzite…sono tutti rovinati, come d’altronde anche noi. Rovinati."), da 'Crash Years').
LA DICHIARAZIONE: A.C. Newman a 'Under The Radar': “Trovo facile scrivere canzoni come ‘Sing Me Spanish Techno’; sono nelle mie corde. Ma non potrei scrivere 12 canzoni come quella. Saremmo ripetitivi. E fortunatamente ora la band non ha fama d’essere un gruppo ripetitivo”.
IL SITO: 'Thenewpornographers.com'.
Chiara Fracassi |
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