13 in cui crederci: nuove band per il 2020


Ormai entrati nel nuovo anno, è tempo di organizzarsi per non perdersi nulla di quanto di buono ci potrà portare. Oltre ai dischi di chi ha una certa notorietà, arriveranno anche quelli di chi ancora deve farsi conoscere. Per fare sì che non ve li perdiate, proviamo a darvi qualche dritta su alcuni nomi emergenti da tenere d’occhio (a fondo pagina c’è la playlist di Spotify).


Arlo Parks 🇬🇧/🇳🇬

E’ l’unica tra i 13 di cui abbiamo già parlato, anche perché è veramente difficile non fare caso al precoce quanto maturo talento di Arlo Parks. Londinese classe 2000, ha iniziato prima con la poesia e solo successivamente a scrivere canzoni. In questa intervista a NME cita tra i propri eroi musicali St. Vincent, Madlib e Vashti Bunyan, e da ciò si comprende immediatamente quanto sia eclettica la sua musica. Estremamente intima e personale, esprime molte delle inquietudini della sua generazione attraverso un toccante mix tra bedroom-pop, soul e indie-folk. All’attivo ha già due EP (tra cui l’eccellente ‘Sophie‘) e diversi singoli; Arlo dovrebbe pubblicare l’album d’esordio entro fine anno.


Beabadoobee 🇵🇭/🇬🇧

Anche Beatrice Kristi Laus in arte Beabadoobee è nata nel 2000, nel suo caso nelle Filippine, per poi trasferirsi a Londra con la famiglia a soli 3 anni. Emergente ormai conclamata, segnalata sia dai Brit Awards che dal Sound Of della BBC, può vantare già una quarantina di milioni di streaming su Spotify. Questo grazie a una vena creativa piuttosto prolifica (ha al suo attivo due mini album e una marea di EP), ma anche a un certo talento nello scrivere canzoni, che l’hanno condotta ad aprire per i 1975 (Matt Healy si è professato suo grande fan). Bea ha citato tra i propri modelli Elliott Smith, Moldy Peaches, Pavement, Mazzy Star, Beatles, Simon & Garfunkel e Daniel Johnston, e ha intitolato una canzone “Vorrei essere Stephen Malkmus“. Più chiara di così…


Cable Ties 🇦🇺

Il rock ‘n’ roll ruvido e rumoroso ha cittadinanza in Australia quasi quanto koala e canguri; non deve dunque stupire la grinta messa in campo dai Cable Ties, tre garage-rocker di Melbourne che non le mandano certo a dire, con riffoni hard-rock e urla punk che fanno venire in mente i primi Yeah Yeah Yeahs e i connazionali Amyl And The Sniffers. Dopo un LP per una piccola etichetta locale, è arrivata la firma con la Merge Records e il primo singolo per la label americana, ‘Tell Them Where To Go‘, preludio a un sophomore programmato per il 2020.


Celeste 🇬🇧

E’ già enormemente famosa Celeste Epiphany Waite, nota a tutti semplicemente come Celeste, nata nel ’94 in California ma cresciuta a Brighton con la madre dopo la separazione dei genitori. Il suo timbro è qualcosa di (autenticamente) celestiale, tanto che BBC, MTV, NME, Vevo e Amazon l’hanno tutti inserita nella loro lista di promesse per il 2020. Lo facciamo anche noi, perché a dispetto del genere poco rock (il suo è un soul molto più raffinato di quello di Amy Winehouse, a cui spesso viene paragonata), ha un talento cristallino, evidentissimo nel singolo ‘Strange‘, e certificato da Michael Kiwanuka che l’ha portata con sé in tour.


Disq 🇺🇸

Due sole canzoni note per il momento all’attivo, ma c’è già un importante contratto con la Saddle Creek per i Disq, quintetto da Madison, Wisconsin, cresciuto a pane e anni ’90. Soprattutto la prima metà di quel decennio, quella delle chitarre distorte suonate nelle palestre dei college. Sicuramente in debito con Pavement e Weezer, piaceranno a chi oggi apprezza Cloud Nothings e DIIV. Il singolo ‘Communication‘ è un primo assaggio molto interessante del loro album d’esordio, ‘Collector‘, che uscirà il 6 marzo prossimo.


Ducks Unlimited  🇨🇦

Immaginatevi come suonerebbero i Rolling Blackouts Coastal Fever se fossero stati inseriti nella famigerata C86. Probabilmente come i Ducks Unlimited, duo di Toronto autore, poco più di un mese fa, di un ottimo EP, ‘Get Bleak‘ (pubblicato dalla label madrilena Bobo Integral), a cui speriamo possano dare un più corposo seguito entro la fine dell’anno appena iniziato. Se lo meriterebbero, perché il loro mix di jangle-pop e college-rock è assolutamente godibile, come attesta il singolo ‘Anhedonia‘.


Girl In Red 🇳🇴

Esiste persino una pagina Facebook di fan polacchi di Girl In Red, quasi 21enne norvegese di Oslo che ancora non ha esordito su album, ma che ha già collezionato milioni di streaming e migliaia di ammiratori in ogni dove. Il tutto grazie a una serie quasi interminabile di singoli ed EP in cui il suo “Lo-fi dream pop with a grunge-y kick” (come lo definisce NME) parla al cuore della generazione più giovane con grande sincerità e trasparenza. Esempio è il video di ‘We Fell In Love In October‘, in cui Marie Ulven Ringheim (questo il suo nome all’anagrafe) non ha problemi a evidenziare come il pezzo sia dedicato a una donna.


Inhaler 🇮🇪

In realtà, che il figlio di Bono fosse il frontman degli Inhaler lo abbiamo scoperto dopo aver ascoltato le loro prime canzoni. Con il senno di poi il timbro paterno è evidente, soprattutto quello vocale, ma Elijah Hewson e soci possono tranquillamente essere considerati prescindendo dall’illustre parentela. Di certo anche loro hanno una certa idea sul come si può far cantare uno stadio suonando rock, sembrando in grado di prendere quel posto – a cavallo tra adult e alternative-rock – occupato nel 2019 da Sam Fender. Killers e Stereophonics, oltre agli stessi U2, sono band a loro altrettanto accostabili, anche se gli Inhaler su Facebook si dichiarano influenzati da “Joy Division e Stone Roses“.


Muckers 🇮🇷/🇺🇸

In questi cupi giorni di venti di guerra, i Muckers potrebbero rappresentare un fulgido esempio di dialogo culturale tra Iran e Stati Uniti. Formati a Teheran dal frontman Emir Mohseni, hanno trovato l’assetto definitivo dopo il suo trasferimento a New York. Propongono una loro personale visione della psichedelia rock, accostandola a un ritmo incalzante che ricorda il punk-funk di qualche anno fa. Tutto è molto ben rappresentato dal singolo ‘This Town Will Drag Us Down‘.


Porridge Radio 🇬🇧

Forse si poteva fare qualcosa di meglio a livello di denominazione, ma per il resto i Porridge Radio hanno ben oltre quanto serve. Le loro canzoni vantano strutture molto poco prevedibili, caratterizzate da continui cambi di ritmo e intensità, con le chitarre che vanno a tessere trame sempre più intricate. Per questo, non è così campato in aria il paragone con le Savages; del resto la personalità della frontwoman Dana Margolin è comparabile con quella molto ingombrante di Jehnny Beth. Interessantissimo il singolo ‘Lilac‘, prima uscita per la band di Brighton dopo la firma del contratto con la Secretly Canadian.


Pottery 🇨🇦

Sono stati inseriti nel proprio roster dalla Partisan Records, l’etichetta di Idles e Fontaines DC, che ha subito pubblicato loro un EP, ‘No.1‘, sette tracce davvero molto effervescenti. I Pottery fanno fondamentalmente art-rock, “con tracce di post-punk, pop e dance-music” afferma una nota della label newyorkese, evidenziandone le doti istrioniche che li hanno fatti accomunare a gente come Parquet Courts e Fat White Family. Anche loro hanno in repertorio una canzone dedicata a un grande del passato: ‘Hank Williams‘, che pare una collaborazione tra Franz Ferdinand e Devo. ‘The Craft‘, però, ha un video più bello.


Squid 🇬🇧

One of Britain’s most energetic new live guitar bands“, diceva il Guardian ad agosto degli Squid, quintetto – guarda caso – anch’esso di Brighton. La BBC concorda, avendoli inseriti nella rinomata lista del Sound of 2020, e presentandoli con un’altra definizione che era stata data loro da NME: “una band di punk strambi che ha reso l’avant-garde accessibile“. Del resto i modelli sono evidenti: Talking Heads, XTC, Television e Neu!, tutti udibili nel primo loro EP uscito per Speedy Wunderground a settembre, ‘Town Centre‘, che si è preso un 7.7 da Pitchfork e contiene anche la risoluta ‘Match Bet‘.


Walt Disco 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿

I Walt Disco provengono da Glasgow, Scozia, ma non sono la classica band scozzese. Niente shoegaze, niente jangle-pop, ma un ritmato glam-rock boweiano incrociato con chitarre e basso gotici, alla maniera dei Sister Of Mercy. Il frontman James Potter, a volte punk-rocker, altre crooner, sembra avere grandissimo carisma, ma è tutto l’insieme che incuriosisce, grazie a un revivalismo non fine a se stesso ma in grado di modificare le coordinate tracciate dai modelli di riferimento. Il singolo ‘Dancing Shoes‘ è a proposito molto esplicativo, e soprattutto è un gran pezzo, che nella versione video aggiunge una sincopata coda electroclash a sparigliare ancor più le carte.



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