Aldous Harding: ‘Warm Chris’ (4AD, 2022)

Genere: art-folk | Uscita: 25 marzo 2022

La pandemia aveva spinto Aldous Harding a tornare a Geraldine, una piccola cittadina di poco meno di 3000 abitanti non così distante da Christchurch e neanche tanto lontana dal mare, nel bel mezzo della South Island della Nuova Zelanda. È lì che ha scritto le canzoni di ‘Warm Chris‘, il quarto album di una carriera che si fa ormai consistente. Sono i luoghi dove è cresciuta, quelli del Canterbury, in cui ancora abita la madre. Non proprio il centro del mondo, probabilmente una parte della ragione per cui Aldous (che è un nome d’arte, il suo vero è Hannah), in pubblico appare sempre piuttosto schiva. La scelta di trasferirsi a Cardiff, dove ha vissuto negli ultimi anni anche per ragioni sentimentali (frequentava H. Hawkline, che compare come collaboratore anche in questo LP), ha di certo allargato la sua cerchia di relazioni, sebbene non stiamo parlando propriamente di una metropoli. In Galles, in un altro luogo ameno di nome Monmouth, ci è peraltro ritornata per registrare queste sue 10 nuove canzoni.

In effetti è un album, ‘Warm Chris‘, che risente molto della tradizione pop un po’ sbilenca di quella regione, oltre che plasmato dalla consueta versatilità a tutto tondo della Harding. Sia a livello compositivo che vocale: “Uso la mia voce come un linguaggio, o un vestito“, dice al Guardian. “Sono una specie di Jim Carrey del mondo indie“, scherza, azzardando un paragone poi non così campato in aria. Sfidiamo chiunque a capire, senza saperlo, che in ‘Fever‘ e ‘Lawn‘ a cantare sia la stessa persona. Grande merito nel far risaltare le indubbie qualità di interprete dell’artista neozelandese è nuovamente di John Parish, che con una come PJ Harvey un po’ di esperienza se l’è fatta. Ancora una volta lascia alle sue voci (volutamente al plurale, ndr) il primo piano, aggiungendo strumentazione con grande misura ma senza mai farla sembrare spoglia. Tutt’altro, il “Warm” del titolo (non sappiamo chi sia “Chris“) è aggettivo pienamente calzante per questi brani, che trasmettono concretamente anche il calore del focolare materno in cui sono stati concepiti.

Un’intensità che è analoga al precedente ‘Designer‘, il disco del salto di qualità uscito esattamente tre anni fa, a cui si può accomunare anche per una fruibilità ben maggiore rispetto ai due capitoli ancora precedenti. Le succitate ‘Fever‘ e ‘Lawn‘ sono grandi singoli, così come appaiono godibilissime, su diversi livelli di fruizione, canzoni come ‘Tick Tock‘, ‘Passion Babe‘ e la conclusiva, sofisticata ‘Leathery Whip‘, in cui Aldous riesce a camuffare anche la voce di un maschio alfa come Jason Williamson dei Sleaford Mods. ‘Warm Chris‘ è un altro gran bel disco proprio perché pieno di piccole sorprese, perché tutti i brani in scaletta hanno una marcata specificità ma senza apparire slegati, perché mantiene un livello interpretativo, musicale ed emotivo sempre molto alto.

VOTO: 😀



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