American Football: ‘American Football’ (Polyvinyl, 2019)


Genere: emo-rock | Uscita: 22 marzo 2019

Nella famiglia Kinsella i musicisti sono tre: i fratelli Tim e Mike e il cugino Nate. Si sono sempre supportati a vicenda, come accade in tutte le migliori famiglie, e colui che ha ottenuto più successo, Mike, non avrebbe potuto farlo senza l’aiuto degli altri due. Tim, il fratello maggiore, lo ha praticamente svezzato, facendolo suonare con lui prima nei Cap ‘n Jazz e quindi nei Joan Of Arc. Nate invece è stato sempre a sua disposizione ogni volta che ne ha avuto bisogno, sia per il progetto solista con il moniker Owen, ma soprattutto cinque anni fa, quando ci fu da rimettere in piedi gli American Football.

Era il lontano 1997 quando il più giovane dei Kinsella brothers cominciò a suonare insieme a due amici entrambi di nome Steve, Lemos (batteria) e Holmes (chitarra). I tre stavano finendo l’università e sapevano che di lì a poco le loro strade si sarebbero separate. Il primo album a nome ‘American Football’ uscì nel ‘99 senza grandissime ambizioni, era in pratica considerato un side-project, con una band neanche completa perché mancava il bassista. L’enorme successo e la trasformazione, nel tempo, in vero e proprio culto furono totalmente inattesi, ma lo scioglimento già preventivato del gruppo seguitò comunque pochi mesi dopo. Qualcosa di così bello non poteva però avere termine dopo un solo disco. A furor di popolo gli American Football furono praticamente costretti a ricostituirsi, ed ecco che il cugino tuttofare Nate tornò utile, anche perché dal vivo Mike non poteva suonare contemporaneamente chitarra e basso.

La trasformazione del trio in quartetto è accadimento fondamentale non tanto per l’LP2 del 2016, che dopo un’attesa di 17 anni non poteva non rappresentare il nostalgico ritorno a quel 1999, quando per questo terzo capitolo, in cui il buon Nate, eclettico poli-strumentista, guadagna essenziale spazio. Si spiega anche con la sua attiva partecipazione l’evoluzione del suono degli American Football, che dilatano le proprie composizioni (il bellissimo openerSilhouettes‘ supera i 7 minuti) addolcendole ulteriormente, con tanto di frequente utilizzo di vocalità femminili. Accanto alle due chitarre, al basso e alla batteria si sente di frequente un glockenspiel e spesso dei fiati. Le parti strumentali così arricchite prendono il sopravvento, e guadagnano importanza nei frequenti momenti un cui Mike o le sue colleghe non cantano. Quando lo fanno, la componente emo-, che va a braccetto di quella post- a discapito di quella math-, è ancor più accentuata, soprattutto nei succitati duetti con Elizabeth Powell aka Land Of Talk (in ‘Every Wave To Ever Rise‘), Hayley Williams dei Paramore (nella tenerona ‘Unconfortambly Numb‘) e Rachel Gosewell degli Slowidve (in ‘I Can’t Fell You‘). Sono tre collaborazioni che ribadiscono dove voglia andare a parare questo disco, che è al solito emo-zionantissimo ma in maniera diversa rispetto al passato, se vogliamo più raffinata, di certo più adulta. Ciò che più conta è che l’epopea degli American Football non sembra più avere una scadenza, anzi, conquista spazio e tempo, a pieno diritto nel presente (questo LP3 è incantevole quasi quanto il primo), ma probabilmente anche in ottica futura.

VOTO: 😀