Another Sky: ‘I Slept On The Floor’ (Fiction, 2020)

Genere: alternative-rock | Uscita: 7 agosto 2020

Che Carin Vincent fosse una ragazza decisamente fuori dagli schemi fu evidente sin dalla sua adolescenza, passata in una “piccola, medio-borghese cittadina delle Midlands“. Il suo essere particolarmente schiva ma allo stesso tempo visibilmente eccentrica attirò l’attenzione dei bulli del paese, tanto che il trasferimento in una città come Londra fu una sorta di liberazione per una come lei, la cui unica arma di difesa dalle angherie dei coetanei era rintanarsi a suonare il pianoforte in completa solitudine. Nella capitale iniziò a frequentare la Goldsmiths University, ateneo specializzato in arti e scienze umanistiche e sociali, dove poté sviluppare lo studio dello strumento, oltre che una socialità fino ad allora sconosciuta. Fu così che incontrò coloro che sarebbero diventati i suoi compagni di band: il batterista Max Doohan, il chitarrista Jack Gilbert e la bassista Naomi Le Dune. Come chiunque abbia avuto modo di sentirla cantare anche solo per 10 secondi, i tre ragazzi furono immediatamente colpiti da un timbro vocale autenticamente al fuori dell’ordinario, sia per la tonalità androgina (“Molti pensano che sia uno dei due ragazzi a cantare“, scherza lei), che per l’apparente naturalezza con la quale riesce a raggiungere note altissime.

Non è soltanto questo, però, che caratterizza gli Another Sky come band e Carin come cantautrice: i tre colleghi sono tutti musicalmente altrettanto dotati, specialmente nel congegnare strutture sonore irregolari e cangianti, sulle quali le stilettate verbali della Vincent, di alto impegno politico, vanno a comporre un insieme peculiarissimo e in gran parte inedito. “Iniziamo a improvvisare, e le canzoni cominciano a venire fuori dopo ore, quindi vi aggiungo la melodia e i testi. È davvero un processo collaborativo, nessuno si impone sugli altri“, spiega la frontwoman, dichiaratamente ispirata da predecessori come Joni Mitchell, Tracy Champman e Kate Tempest, amalgamate con l’ammirazione per Four Tet e Bonobo di Max, quella per Mutemath e Radiohead di Naomi, e con la predilezione per le linee di chitarra di Coldplay e Talk Talk di Jack. Il risultato finale sembra essere un elegante incontro tra XX, Wild Beasts e i Mogwai più cinematografici.

C’è infatti una marcata componente post-rock nella musica degli Another Sky (‘How Long?‘, ‘Tree‘), che aiuta parecchio a rendere poco prevedibili composizioni già di per sé estremamente affascinanti per la complessità delle stratificazioni, ma significativamente esaltate da un’interpretazione di rimarchevole unicità e di assoluto livello (‘Fell In Love With The City‘, ‘All Ends‘). Gli abusi di potere dalla polizia, le violenze sessuali, le ingiustizie sociali, sono tutte tematiche non certo semplici da rendere in una canzone, ma che il talento e la sensibilità di Carin e dei suoi compagni concretizzano in tutta la loro urgenza (‘Brave Face‘, ‘Avalanche‘). E’ dunque una somma di fattori che rende ‘I Slept On The Floor‘ un debutto assolutamente ragguardevole, almeno per il momento il migliore di questa seconda parte dell’anno.

VOTO: 😀



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