Arab Strap: ‘As Days Get Dark’ (Rock Action, 2021)

Genere: sadcore | Uscita: 5 marzo 2021

Che la reunion degli Arab Strap non si proponga di “recuperare gli anni ’90“, come assicura lo stesso Aidan Moffat nella press-release del nuovo album del duo scozzese, è assolutamente credibile. Del resto, l’hype ottenuto in quegli anni, soprattutto con il sophomorePhilophobia‘ (1998), non fu legato al particolare momento storico come avvenne, ad esempio, per molte band grunge e brit-pop. Prima di tutto perché Aidan e l’amico/collega Malcolm Middleton provenivano da una scena, consistente ma composita, come quella di Glasgow: collettivi come Belle & Sebastian, Mogwai, Delgados, Urusei Yatsura, Bis erano, a modo loro, tutti qualcosa di speciale (con i primi due passati addirittura alla storia), ma non assimilabili in nessun ipotetico accoppiamento. In secondo luogo perché gli Arab Strap se ne sono sempre infischiati delle mode del momento (“I don’t give a fuck about the past” è la significativa frase di apertura di questo album), continuando imperterriti a proporre le singolari riflessioni in spoken-word del loro frontman, tematicamente incentrate sulle conseguenze di un amplissimo spettro di malsane dipendenze, e sapientemente musicate dalle eleganti stratificazioni sonore dal collega poli-strumentista.

A più di 15 anni di distanza dal loro ultimo LP (‘The Last Romance‘ del 2005) e a 5 da un ricongiungimento fino ad allora sempre escluso a priori, i due ‘ragazzi’ di Falkirk hanno ripreso a interagire come avevano sempre fatto: “Malcolm mi ha dato alcune parti di chitarra, poi io ci ho cazzeggiato su e ci ho infilato un po’ di drum machine e qualche parola“, racconta Moffat nella nota per la stampa, aggiungendo che il settimo capitolo della loro carriera “è sicuramente un disco degli Arab Strap, in una loro versione più vecchia e più saggia, e molto probabilmente migliore“. In effetti, gli elementi tipicamente caratterizzanti ci sono ancora tutti, anche a livello testuale (“Parla di depressione e sconforto, ma in modo divertente“, continua Aidan), con una maggiore facilità del frontman nel cantare i ritornelli e un aumento della strumentazione (in modo particolare percussioni e synth) che ricorda l’ultima parte della loro carriera. Essenziale, a tal fine, la produzione di Paul Savage, l’ex batterista dei sopracitati Delgados: “Paul ci dà sicurezza e fiducia, oltre che un senso di continuità“, gli rende omaggio Middleton.

Alla storia degli Arab Strap, dunque, ‘As Days Get Dark‘ non porta risolutivi aggiornamenti, ha più una funzione di raccordo con ciò che Aidan & Malcolm sono stati in passato. L’altra faccia della medaglia è una band che non ha perso neanche un centesimo della propria espressività e, anzi, sotto alcuni aspetti è corretto il termine “migliore” utilizzato dal barbuto paroliere nella dichiarazione di cui sopra. Anche la sua voce, sebbene non sia quella di un vocalist di professione, pare affinata, finendo persino (in ‘Bluebird‘) col somigliare vagamente a quella di Matt Berninger. I suoi testi, invece, seguitano a rasentare l’eccellenza per profondità, ironia e schiettezza. Un disco basato sul parlato ha, peraltro, bisogno di atmosfere musicali di intensità superiore: al conseguimento contribuiscono i vibranti riff di ‘The Turning Of Our Bones‘, ‘Comperison, Pt. 1‘ e ‘Here Comes Comus!‘, il sax di ‘Kebabylon‘ e gli archi di ‘Fable Of The Urban Fox‘ e ‘I Was Once A Weak Man‘, plastica dimostrazione di un’acquisita versatilità stilistica. Come re-introduzione degli Arab Strap a un mondo, quello del 2021, che potrebbe averli dimenticati (o addirittura mai neanche sentiti nominare), un’opera come ‘As Days Get Dark‘ è quanto di meglio potessero allestire. E alla luce di un lavoro così centrato, la loro reunion concorre già da ora al premio di migliore ritorno in studio degli anni ’20.

VOTO: 😀



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