Bad Nerves: ‘Bad Nerves’ (Killing Moon, 2020)

Genere: power-punk | Uscita: 20 novembre 2020

Al netto di lockdown e quarantene, gli ultimi tempi non sono certo stati granché fruttuosi per i produttori di giacche di pelle. Un trend in discesa che però potrebbe radicalmente cambiare grazie ai Bad Nerves, quintetto di East London che sembra avere tutte le carte in regola per riportare in auge un intero immaginario collettivo. Chitarre elettriche, ciuffi, occhiali scuri, spillette e jeans attillati come non si vedevano dai primi anni ’00, divulgati con un’attitudine molto più cool rispetto a dei simpatici arruffoni come gli Idles o a dei bravi ragazzi come i Fontaines DC. Se tutto ciò tornerà a soppiantare tute da ginnastica, cappellini con visiera, catene dorate e t-shirt extra large lo scopriremo solo vivendo, ma di certo questi ragazzi potrebbero dare una bella mano. Così come (quando ci sarà la possibilità di vederne ancora) le loro esibizioni dal vivo, che a sentire il disco si annunciano adrenaliniche, impressione confermata da un paio di video su YouTube e dai report di Reading, Leeds e Lowlands 2019.

È in effetti un album che non lascia letteralmente respiro ‘Bad Nerves‘, stipato di 12 speditissime canzoni in soli 27 minuti, con la più lunga che dura appena 2’43”. È la ragione per cui appare assolutamente calzante la definizione coniata da uno speaker di BBC Radio London, “dei Supergrass che vanno a 200 miglia all’ora“, anche se non sono male nemmeno “i figli illegittimi di Strokes e Ramones” e “una jazz band proveniente da Skid Row“, quest’ultima scritta di loro pugno sulla loro pagina Facebook. “Per un bel po’ di anni non ho trovato nessun genere musicale che mi piacesse davvero“, racconta a Rocksound.tv il frontman Bobby Nerves. “Provavo musica più pesante perché mi piaceva l’adrenalina, ma poi apprezzavo molto anche i ‘ganci’ della musica pop. Non sono mai riuscito a trovare un equilibrio tra queste due cose fino a quando non abbiamo fondato i Bad Nerves.

Ed è proprio il combo tra energia, velocità e melodia che fa di tutte le canzoni della band inglese – nessuna esclusa – qualcosa di assolutamente irresistibile. Un cocktail multi-vitaminico composto da riff e singalong che fa venire grande nostalgia dei cari vecchi poghi, ma allo stesso tempo dà quella decisa botta di vita di cui tanto c’è bisogno. ‘Can’t Be Mine‘, ‘Electric 88‘, ‘Palace‘, ‘New Shapes‘ e ‘Dreaming‘ viaggiano molto lontane da concetti come sofisticazione e sperimentazione, al contrario sono puro istinto, essenzialità e sostanza. Ciascuna di esse è un esemplare di genere, ma anche delle manifeste intenzioni di un quintetto che pare essere perfettamente consapevole della direzione che vuole intraprendere. E chissà che tra qualche tempo non venga ricordato come la nuova band rock più incisiva del 2020.

VOTO: 😀



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