Ben Howard: ‘Noonday Dream’ (Island, 2018)

Possiamo definirlo “un bravo ragazzo della provincia londineseBen Howard, nato a Richmond, una cittadina nell’hinterland della capitale di poco più di 20.000 abitanti. Fin da piccolo poté ascoltare, grazie ai genitori appassionati di musica, i dischi di John Martyn, Van Morrison, Joni Mitchell e Simon & Garfunkel; a 11 anni si mise già a scrivere le prime canzoni. Tra il giornalismo e la musica scelse quest’ultima, così che a 21 anni pubblicò, tutto da solo, il suo primo EP, cui ne seguì subito un altro per la Dualtone, storica etichetta folk. La Island Records (gruppo Universal, quindi major) lo mise celermente sotto contratto, e lo aiutò a portare i suoi primi due album rispettivamente al 4° e al 1° posto delle chart UK.

Ciò per cui apprezziamo sinceramente Ben Howard è la sua indipendenza artistica: sebbene in Albione sia un tizio da disco d’oro, le sue composizioni sono quanto di più lontano dall’ammiccamento al grande pubblico. Ben ama dilatare i suoi brani portandoli perlopiù tra i 5 e i 7 minuti, e le sue radici folk non gli impediscono di cercare sempre nuovi spunti, nuovi suoni, e anche nuovi modi di cantare. A 31 anni, ‘Noonday Dream‘ rappresenta un po’ il suo album della maturità, che ci pare pienamente raggiunta. Il suo è un folk-rock di certo non molto solare, che ricorda vagamente, anche per timbro vocale, quello di José Gonzalez. Folk, per la verità, lo è solo in partenza, perché poi a quell’incedere compassato si aggiungono code sonore e stratificazioni elettriche che conducono alcuni dei suoi brani fino a un paio di gradini antistanti lo shoegaze, facendo loro attraversare la psichedelia e sfiorare il post-rock. Qualche ottimo esempio può essere fatto in questo breve elenco: ‘Nica Libres At Dusk‘, quieto opener in stile Damien Rice; ‘A Boat To An Island On The Wall‘, uno dei singoli anticipatori, che pare essere stato arrangiato dai Mogwai; ‘The Defeat‘, che potrebbe appartenere a una jam con i Fucked Buttons; ‘A Boat to an Island, Part II / Agatha’s Song‘, imprevedibile come i Pink Floyd degli esordi; ‘There’s Your Man‘, cavalcata quasi migliore di quelle dei War On Drugs. Sono tutte testimonianze dell’alto livello di complessità raggiunto da Ben, che comunque non gli impedirà, neanche questa volta, di entrare nella top 5 inglese. Ad avercene di gente come lui.

VOTO: 😀



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