Broken Social Scene: ‘Let’s Try The After – Vol. 1’ EP (Arts & Crafts, 2019)

Genere: indie-rock | Uscita: 15 febbraio 2019

Il fatto che tra gli ultimi due album dei Broken Social Scene (‘Forgiveness Rock Record‘ del 2010 e ‘Hug Of Thunder‘ del 2017) siano passati ben sette anni, la dice lunga su quanto possiamo considerarci fortunati nel poter ascoltare, già nel 2019, cinque tracce inedite del collettivo canadese. La giustapposizione di ‘Vol. 1‘ al titolo di questo EP, peraltro, potrebbe preludere a ulteriori nuove composizioni. Potrebbe, perché mettere insieme almeno sei dei diciannove membri che ruotano intorno a Kevin Drew e Brendan Canning non è facilissimo, giacché ognuno di essi è quotidianamente impegnato con altri progetti.

La varietà dei contributi è però sempre stata, allo stesso tempo, una delle grandi doti del super-gruppo di Toronto. Non la smentisce questa uscita, composta da un intro più quattro brani cantati da tre diversi vocalist, ognuno dei quali mostra una differente miscela dell’enorme potenziale in campo. La (quasi) strumentale ‘Remember Me Young‘, l’ennesimo appiccicosissimo riff, fa vedere quanto i BSS si trovino a proprio agio dando voce unicamente ai propri strumenti; ‘Boyfriends‘ è un pezzo molto in linea con la recente produzione della band (non per niente è cantato dallo stesso Kevin Drew); ‘1972‘ una ballata piuttosto ritmata che mette in risalto la soave voce di Ariel Engle; il singolo ‘All I Want‘ è forse il brano meno Broken Social Scene del lotto, per questo il più interessante. Interpretato da Andrew Whiteman degli Apostle Of Hustle, ricorda vagamente le cose più recenti dei Dirty Projectors.

Se il titolo dell’opera, ‘Let’s Try The After‘, è la dichiarazione d’intenti che sembra, è evidente come il collettivo di Toronto si proponga di testare alcune bozze di idee su cui lavorare per il “dopo”, considerando evidentemente conclusa una fase della propria carriera. Si tratta dunque di un uscita palesemente interlocutoria, ma che proprio per questo è preciso indice della creatività e della classe dei Broken Social Scene: in soli quattro brani, che non rappresentano di certo l’apice della loro produzione, i musicisti canadesi mostrano un numero di spunti maggiore di interi album di band meno talentuosamente dotate.

VOTO: 🙂



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