Deerhunter: ‘Why Hasn’t Everything Already Disappeared?’ (4AD, 2019)

Genere: psych-pop | Uscita: 18 gennaio 2019

Per registrare il loro nuovo album i Deerhunter e ne sono andati fino a Marfa, in Texas. Un paesino di meno di 2000 abitanti, situato nella regione semi-desertica del Trans-Pecos, circondato dal nulla, se non qualche opera di arte contemporanea, probabilmente l’unica attrazione turistica che permette a questo piccolo borgo, con un quinto della popolazione sotto la soglia di povertà e in fase di spopolamento, di sopravvivere. Ci hanno portato l’amica Cate Le Bon, gallese e dunque proveniente dagli antipodi, geograficamente e culturalmente; tutti insieme si sono catapultati in mezzo al deserto come dei Prada Marfa in carne ed ossa.

Che la ragione fosse una sorta di fuga dalla realtà, nel luogo scelto da un significativo numero di artisti come palcoscenico naturale per le proprie opere, è piuttosto evidente dalla lettura dei testi di ‘Why Hasn’t Everything Already Disappeared?‘, l’ottavo album in carriera per la band di Atlanta. E’ infatti l’ennesima opera musicale di critica alla contemporaneità, al degrado intellettuale e di comportamenti dei nostri giorni. Bradford Cox, però, non se la prende con il solito Trump. Neanche ne parla, di Trump, ma è evidente come lo ritenga una sorta di conseguenza “di un virus… Le idee dei gruppi della destra più radicale stanno infettando le menti di tutti, come se l’insanità mentale fosse stata sdoganata“, dichiara in un’intervista a ‘Stereogum’.

Molti sono i punti in comune, a ben vedere, con ‘Merrie Land‘ dei The Good The Bad And The Queen, probabilmente l’album ‘politico’ più artisticamente incisivo degli ultimi mesi. Anche in ‘Why Hasn’t Everything Already Disappeared?‘ c’è il ricorso prevalente alla strumentazione analogica e datata: con un vecchio clavicembalo (suonato dalla stessa Le Bon, che co-produce l’opera), un mandolino, un contrabbasso e alcune tastiere elettro-meccaniche i Deerhunter hanno, come bene descrive la press-release, “reinventato il loro approccio ai microfoni“. Anche la scelta di puntare su un allegro ma artificiale incedere è la medesima fatta da Albarn, nel mirino del grido di dissenso di Cox c’è quello stesso ritorno a un passato in realtà mai esistito rivendicato dai moderni populisti.

Così, Bradford non parla più di sé, ma degli altri, e lo fa accentuando ancora di più la svolta pop già avvenuta negli ultimi suoi dischi, sia a firma Deerhunter che Atlas Sound. Un pop dunque vintage, permeato come consuetudine di psichedelia, che si fa portatore di concetti forti e diretti (‘No One’s Sleeping‘, ‘What Happened To People?‘, ‘Futurism‘). Sono questi temi la vera ragione di interesse di un lavoro che a livello prettamente musicale fa perdere alle sue composizioni un po’ di specificità, nonostante una produzione coltissima e tutt’altro che banale. Tenendo conto che su nove tracce due sono strumentali e una è un interludio in spoken-word, non ci sentiamo di dire che ‘Why Hasn’t Everything Already Disappeared?‘ sia il migliore album della discografia dei Deerhunter, ma è sicuramente un disco di qualità, che più che ascoltare bisogna comprendere.

VOTO: 🙂