Do Nothing: ‘Glueland’ EP (Exact Truth, 2021)

Genere: post-punk | Uscita: 12 marzo 2021

Che i Do Nothing siano una band tutt’altro che inattiva è una battuta scontata, ma perfetta per iniziare a parlare di loro. Si potrebbe dire, per esempio, che ai quattro ragazzi di Notthingam lo spirito di iniziativa non manchi, giacché i due EP, che compongono ad oggi la quasi totalità della loro discografia, se li sono pubblicati con l’etichetta da loro stessi fondata, la Exact Whale. Nonostante siano distanti dai battage promozionali delle grandi label e frequentino Londra soltanto per suonarci, di loro si parla da almeno due anni: ad agosto 2019, ovvero con soltanto un paio di canzoni su Spotify, già calcavano il palco del festival di Reading e webzine come NME, Gigwise e DIY gli chiedevano interviste. Il singolo ‘Lebron James‘, titolo che desta di per sé interesse, fece loro fare il cosiddetto ‘botto’, con passaggi frequenti su 6music della BBC e il lusinghiero apprezzamento degli Interpol, che gli fecero aprire un loro concerto in Russia (!).

Fu però il loro primo EP, ‘Zero Dollar Bill‘, uscito più o meno un anno fa, a far capire che sui Do Nothing si poteva puntare sul serio. Come molti colleghi di genere il primo nome accostato è stato quello dei Fall, ma nella loro musica c’è di più: sono loro stessi a non tirarsi indietro quando devono dare conto della passione per gli Swans, e di certo nel quartetto si è ascoltato parecchio anche Pixies e Talking Heads. Chris Bailey, il frontman, ha un timbro vocale che ricorda sempre qualcuno (a volte lo stesso Byrne, a volte Casablancas, a volte Morrissey), ma che utilizza con una tale versatilità da far immediatamente ritrarre ogni affrettato paragone. È un tipo che non passa inosservato, che si veste come un Jarvis Cocker più casual, si dice ispirato dalla stand-up comedy e da scrittori del calibro di Vonnegut e Camus. Accanto a lui c’è un chitarrista come Kasper Sandstrom che riempie di piccoli e grandi riff brani irregolari ma magnetici, di cui è la stessa voce del frontman a comandare i cambi di ritmo e intensità. La novità di ‘Glueland‘ è però la crescita di importanza e incisività della sezione ritmica, formata dal bassista Charles Howarth e dal batterista Andrew Harrison.

Sì perché questo nuovo EP è un grande passo in avanti rispetto al precedente, già di livello egregio. Il lockdown ha permesso al gruppo inglese di “esplorare nuove direzioni“, e così i synth pesanti della title-trackGlueland‘ e il basso incalzante di ‘Uber Alles‘ (le due tracce migliori delle cinque in scaletta) rivelano una band duttile ma altrettanto graffiante, che ingombrando meno lo spettro sonoro mostra ancor più specificità. I Do Nothing vengono, a ragione, raggruppati nell’emergente scena post-punk anglo-irlandese, ma sembrano essere la band che più facilmente potrebbe smarcarsene, come dimostra l’imprevedibilità di un brano come ‘Rolex‘ e la melliflua spigliatezza della conclusiva ‘Great White Way‘. Vi consigliamo di ascoltare questo EP appiccicato al precedente (li trovate entrambi qui sotto), più elettrico e rumoroso ma altrettanto centrato nella sua pedissequa mutevolezza: fossero stati pubblicati insieme, avremmo tra le mani un esordio enorme. Che confidiamo arriverà quando i Do Nothing potranno tornare a suonare live, e allora le gerarchie del rock britannico contemporaneo potranno concretamente essere riscritte.

VOTO: 😀



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