Dream Syndicate: ‘These Times’ (Anti-, 2019)

Genere: paisley underground | Uscita: 3 maggio 2019

In tutta questa smania di reunion diffusasi negli ultimi tempi, quella dei Dream Syndicate è stata sicuramente tra le più produttive. Sono ormai 7 anni che Steve Wynn ha rimesso insieme la sua vecchia band, e dopo una prima fase dedicata esclusivamente alla nostalgia, è come se, a un certo punto, un’improvvisa scintilla avesse riacceso in lui l’antica fiamma creativa. Così, dopo un lungo periodo in cui aveva centellinato la scrittura di nuove canzoni anche in veste solista, ecco arrivare il secondo album in tre anni, sempre insieme ai vecchi compari Dennis Duck (batteria) e Mark Walton (basso) e ai nuovi innesti Jason Victor (chitarra) e Chris Cacavas (tastiere). Al termine di un lungo tour insieme, i cinque si sono ritrovati nello stesso studio di Montrose (Virginia) dove era stato registrato ‘How Did I Find Myself Here‘ del 2017, questa volta con l’apporto di John Angello, produttore di fama al lavoro anche con Phosphorescent, Waxahatchee, Hold Steady, Dinosaur Jr e in un po’ di altri dischi realizzati da Wynn.

Se il precedente era un disco da 10 di sera, questo è un album da 2 di notte” recita la press-release della Anti, l’etichetta che fin dal principio ha creduto nella loro ricostituzione. Wynn cita addirittura J-Dilla come rifermento, più ideale che pratico: non c’è traccia di hip-hop in ‘These Times‘, ma analogamente al compianto producer Steve si è sentito “un musicofilo che voleva mettere insieme tutta la sua musica preferita, manipolandola fino a che non diventasse qualcosa di proprio“. E c’è effettivamente tantissima stratificazione in questo disco, come se fosse stato un atipico DJ analogico a lavorare su un sorta di cut ‘n’ paste suonato, a cui contribuiscono anche le seconde voci di Stephen McCarthy dei Long Ryders (ai cori anche ai tempi del loro capolavoro, ‘Medicine Show‘ del 1984) e di Linda Pitmon.

Di certo ai Dream Syndicate non si può contestare l’autenticità: ciò che fanno ancora oggi, quel mash-up tra la psichedelia dei Velvet Underground, il garage-rock degli Stooges e il post-punk dei Television, lo hanno praticamente ‘inventato’ loro nella prima metà degli anni ’80. Non gli si può neanche rimproverare un eccesso di nostalgia, dal momento che questo disco prova a muoversi anche rispetto a quello di due anni fa, cercando una propria strada, di certo molto rock ma anche più melodica del solito (“Non siamo mai stati una band amante delle armonie, ma qualcosa è cambiato questa volta“, rivela il frontman). E’ il punto di forza del nuovo corso della band californiana: agire come se si fosse formata nel 2012, non rimuginare al glorioso passato ma concentrarsi sul presente. ‘These Times‘ è un disco fresco e compatto come fosse opera di trentenni, ma nel quale è evidente l’apporto di esperienza di chi ha il doppio di quell’età. Continuando con una così palpabile passione per la propria musica, la seconda giovinezza di Steve e compagni sarà ancora duratura e fruttuosa.

VOTO: 🙂