Florist: ‘Florist’ (Double Double Whammy, 2022)

Genere: indie-folk | Uscita: 29 luglio 2022

Avevamo lasciato Emily Sprague da sola, in California, isolatasi dalla quotidianità a seguito della scomparsa della madre. Dopo un paio di anni di asocialità aveva pubblicato ‘Emily Alone‘, album comunque attribuito ai Florist ma scritto, suonato e registrato in totale autonomia. Ci è voluto un po’ per farle tornare la voglia di vedere gente, soprattutto “la sua famiglia estesa“, ovvero i suoi compagni di band. Si sono ritrovati a giugno 2019 in un casolare nella Hudson Valley, dove hanno vissuto insieme un mese, incidendo sotto il portico della loro nuova abitazione le 19 tracce di un disco inizialmente pensato per essere il un rapido seguito di quello precedente, quindi ritardato sino a quest’anno anche per le note vicende pandemiche.

Avete capito bene, sotto il portico, all’aperto, per catturare, oltre ai suoni degli strumenti, anche quelli della natura circostante, che infatti fa spesso capolino tra volumi non certo assordanti. ‘Florist‘, il titolo di quello che è il quarto LP della carriera della band newyorkese, vuole sottolineare il ritorno ‘in studio’ del gruppo al completo, qualcosa che, non accadeva tempo. Un rapporto, se possibile, rinforzato da quel mese in campagna, in cui ogni tanto qualcuno si metteva spontaneamente a suonare sotto la tettoia, piccole jam session che sono state conservate per poi diventare significativi intervalli tra le 9 vere e proprie canzoni contenute nel disco, portando la sua durata totale a quasi un’ora di musica.

Senza di esse, avremmo tra le mani un disco più conciso e, per quelli che sono i gusti di chi vi scrive, migliore: 10 interludi su 19 tracce appaiono, nel complesso di un ascolto continuativo, una forzatura. L’aumentare dell’attesa, però, fa apparire le nuove canzoni scritte da Emily ancor più delicate e a loro modo splendenti, qualitativamente coerenti con quanto si è già avuto modo di celebrare in passato. È uno stile di scrittura ormai caratterizzato, quello dei Florist, che porta con sé poca versatilità anche per la scelta di conferire ai brani un marcato minimalismo (‘Red Bird Pt. 2‘, ‘Two Ways‘, ‘River’s Bed‘). Rivela però, una volta di più, una fuoriclasse emozionale (si ascoltino ‘43‘ e ‘Dandelion‘) come poche ce ne sono oggigiorno. Forse, a questo livello, c’è soltanto Adrianne Lenker, e non intende essere un paragone di poco conto.

VOTO: 😀



 

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