Foals: ‘Everything Not Saved Will Be Lost – Part 2’ (Warner, 2019)

Genere: hard-rock | Uscita: 18 ottobre 2019

Penso che nessuno potesse prevedere che gli anni ’10 avrebbero portato tutto questo regresso. Nessuno era in grado di immaginarsi Trump o la Brexit. Sebbene il cambiamento climatico fosse già in discussione, chi poteva presagire che sarebbe diventato un problema da risolvere così urgentemente?” Così, in questa intervista a NME, Yannis Philippakis esamina il decennio che sta per terminare. Decennio che è stato anche quello che ha visto i suoi Foals consacrarsi, dopo un esordio datato 2008 e ben altri cinque LP dal 2010 in poi, statistica per cui molto ha influito la doppia uscita di questo 2019.

La ‘Part 2‘ di ‘Everything Not Saved Will Be Lost‘ completa la prima metà dello scorso marzo, e rende se possibile ancor più urgente una necessità di cambiamento che le molte chitarre presenti in questo album vanno risolutamente a sottolineare. Un’ansia data da ciò che sta per accadere al mondo che è assolutamente sincera, basti leggere i testi scritti da Yannis o le interviste da lui rilasciate, o considerare il coinvolgimento del tastierista Edwin Congreave in Extinction Rebellion (il movimento anti-climate change fondato in UK) e della band tutta nell’iniziativa Music Declares Emergency (insieme, tra gli altri, a 1975, XX e Radiohead). I Foals sono seriamente preoccupati, e questa opera in due parti prende spunto proprio da questa definitivo decadimento socio-ambientale che si fa sempre più prossimo. Se l’album pubblicato a marzo, più ballabile, più elettronico, più downtempo e più pop (sebbene in un’accezione piuttosto sofisticata del termine) metteva in guardia dall’imminenza del disastro, la seconda si immagina il suo compimento, un mondo oramai incurabile da cui l’unica soluzione è fuggire. La scelta, per l’appunto, è quella di aumentare rumore, volumi e grida, andando fondamentalmente a parare dalle parti di un hard-rock da stadio che caratterizza i due terzi del disco.

Una scelta giustificata dalla narrazione nella testa dei Foals, ma che non riesce ad essere domata con la consueta maestria dalla band di Oxford, o quantomeno con la maestria mostrata dalla prima parte di ‘Everything Not Saved Will Be Lost‘. Si fa una volta per tutte evidente il desiderio, mai completamente celato, di divenire un gruppo per le grandi folle, una sorta di versione meno tamarra dei Muse e più colta dei Biffy Clyro. Sentitisi totalmente auto-legittimati all’esagerazione, i Foals perdono per strada quella loro conclamata capacità di ponderazione evidente soprattutto nei loro album più recenti, e abbandonano definitivamente le ultime velleità di sperimentazione. ‘The Runner‘ pare il singolo della band della settimana di Kerrang, ‘Like Lightning‘ una B-side dei Black Keys, ‘Black Bull‘ è un coacervo di elementi troppe volte messi in musica da decine di band del passato. Si salvano soltanto una ballata come ‘Into The Surf‘, che riporta agli ottimi Foals di soli sei mesi fa, e ‘Neptune‘, che sebbene ridondante e in gran parte inutile, riesce a far mantenere piuttosto vivo l’interesse sino al decimo minuto della sua durata. Per il resto, pare quasi che il criterio per la suddivisione dei brani tra ‘Everything Not Saved Will Be Lost – Part 1‘ e ‘Everything Not Saved Will Be Lost – Part 2‘ sia stato uno e unico: le canzoni belle da una parte (la prima), le canzoni brutte dall’altra (la seconda).

VOTO: 🙁