James Righton: ‘The Performer’ (Deewee/PIAS, 2020)

Genere: soft-rock | Uscita: 20 marzo 2020

Venivo da una piccola città in cui avevo sempre desiderato essere uno dei Radiohead, senza accorgermene mi sono ritrovato in una band che era una via di mezzo tra i Duran Duran e gli Happy Mondays“, afferma con sarcasmo James Righton in questa intervista all’Independent. Evidentemente, l’hype generato da quella band, i Klaxons, che nella seconda metà degli anni ’00 sembrava destinata a conquistare quantomeno l’intero Regno Unito, non faceva per lui. Il completo bianco che indossa nella copertina del suo album d’esordio solista è un look diametralmente opposto agli occhialoni scuri e alle magliette fluo di coloro che furono considerati i portabandiera del nu-rave. Da allora, del resto, sono passati quasi 15 anni: James si è sposato con Keira Knightley, è diventato papà di due bambini, e soprattutto ha avuto sufficiente tempo per capire ciò che realmente avrebbe voluto fare da musicista.

E’ stata proprio la celebre moglie attrice a convincerlo a superare la crisi di rigetto post-Klaxons e a riprendere quei demo che aveva registrato tempo prima ispirandosi alla sua passione giovanile per Todd Rundgren ed Electric Light Orchestra. Non è un caso che Righton sia comparso nei credits di ‘Tranquility Base Hotel & Casino‘ degli Arctic Monkeys, ovvero l’album che ha reso cool il soft-rock, uno dei generi musicali meno quotati degli ultimi 40 anni. Quella vecchia passione, però, ora è in buona e abbondante compagnia, basti pensare ai recenti LP dei Tame Impala ma anche agli Halloweens, il side-project dei Vaccines. Il periodo in cui era nella band più hyppata della nazione gli ha comunque consentito di portarsi dietro un sacco di contatti giusti, come il 50% dei Simian Mobile Disco nonché producer di grido James Ford (che per l’occasione suona basso e batteria) e soprattutto i fratelli David e Stephen Dewaele alias Soulwax/2manydjs, che hanno mixato e pubblicato (con la loro etichetta privata, la Deewee) questo ‘The Performer‘.

La sua formazione da tastierista ha permesso a Righton di costruire su pianoforti e sintetizzatori l’intelaiatura di un disco su cui un altro nome importante, Sean O’Hagan (High Llamas, Microdisney) ha contribuito ad arrangiamenti rigogliosi e vellutati, come da prassi per il genere di riferimento. L’aver in parte registrato nello studio di Brian Ferry dà ulteriore indirizzo alla direzione intrapresa, che non è propriamente la strada da Atlantis a Interzone. Come cantautore/crooner, però, James fa la sua bella figura: ‘The Performer‘ è un disco godibilissimo, che non si perde nella vacuità di uno stile musicale molto “leggero“, ma che anche grazie alla sapienza dei Dewaele risulta inaspettatamente frizzante. Così, gli oltre 6 minuti di ‘Devil Is Loose‘ passano senza tedio grazie a un bel giro di basso e qualche cambio di atmosfera, e canzoni rotondissime come la title-trackThe Performer‘, ‘Edie‘ e ‘Start‘ fanno persino battere il piedino. In generale, tutte le 9 tracce in scaletta danno mostra di ottimo equilibrio tra ricercatezza e accessibilità. James Righton sembra pronto per una seconda parte di carriera probabilmente meno chiacchierata, ma certamente più appagante.

VOTO: 🙂



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