Jehnny Beth: ‘To Love Is To Live’ (Caroline, 2020)

Genere: art-rock | Uscita: 12 giugno 2020

L’anticonformismo di Camille Berthomier fu palese sin da quando, a soli 20 anni, decise di lasciare la tranquilla Poitiers e la casa in cui era cresciuta per andare a vivere a Londra insieme al fidanzato Nicolas Congé. Si facevano chiamare John & Jehn e cercavano fortuna come duo musicale. Riuscirono a pubblicare due album, ma soprattutto entrarono in contatto con Gemma Thompson, che collaborò con loro prima di formare, insieme ad Ayse Hassan, le Savages. Quando ebbero bisogno di un frontman, le due musiciste inglesi sondarono la disponibilità proprio di Nicolas/Johnny, che declinò. Ripiegarono allora su Camille, e fu la fortuna di tutti. Così, la Berthomier poté trasformarsi definitivamente in Jehnny Beth, stabilirsi permanentemente a Londra e, soprattutto, mostrare dei talenti decisamente differenti da quelli che i genitori, entrambi produttori teatrali, volevano acquisisse da bambina, facendola esibire nei loro spettacoli e instradandola, sin dalla tenera età di 8 anni, all’apprendimento del pianoforte.

In realtà teatro e pianoforte servirono a Camille/Jehnny per diventare una delle frontwoman più impattanti della scena alternative-rock mondiale, portandola a essere la piena rappresentazione di una band che neanche aveva fondato, e conducendola a un agognata autonomia creativa sfociata in un album che lei stessa preferisce definire non “solista” ma “personale“. Un disco per il quale l’apporto esterno è stato quantitativamente e qualitativamente fondamentale: Romy Madley-Croft degli XX ha contribuito alla scrittura, Joe Talbot degli Idles all’esecuzione (canta con lei in ‘How Could You‘), l’onnipresente compagno Johnny Hostile insieme a mostri sacri come Flood e Atticus Ross alla produzione. “È importante avere delle alternative. Ci vengono sempre presentati gli stessi schemi e gli stessi scenari. La diversità, invece, è fondamentale. Voglio mostrare qualcosa che sia diverso da quello che c’è là fuori, cerco sempre scegliere la strada meno battuta“, spiega Jehnny in questa intervista, esplicitando concretamente l’approccio artistico che l’ha portata a fare dischi come quelli delle Savages, e soprattutto a modellare in maniera così “personale” (per l’appunto) questo suo esordio.

Fatta salva l’udibile eredità di modelli come Nick Cave e Patti Smith, è evidente che qualcosa di “diverso” ‘To Love Is To Live‘ lo mostri. Parecchio, anzi, sia relativamente a una scaletta non certo monotona, che in assoluto: la sempre straordinaria capacità interpretativa della Beth è, se possibile, ancor più esaltata da una produzione che con grande evidenza cerca di costruirle intorno la più confacente ambientazione sonora (‘Innocence‘, ‘I’m The Man‘, ‘Heroin‘). Impeto, tensione, passione, personalità, talento e fascino sono aggettivi totalmente calzanti con le 11 tracce messe in fila dalla musicista francese, la cui indubbia bravura viene accresciuta da moltissima sostanza cantautorale (‘Flower‘, ‘We Will Sin Together‘, ‘French Countryside‘) e da una costruzione dei brani che sia a livello di struttura che di stratificazione intriga per imprevedibilità, unicità e versatilità. Le alte aspettative create da una macchina promozionale imponente (a cui ha contribuito anche il libro di racconti erotici scritto in sostanziale contemporaneità) sono state rispettate: l’esordio solista di Jehnny Beth è tanta roba, nella duplice accezione dei termini.

VOTO: 😀



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