Jim James: ‘Uniform Distortion’ (ATO, 2018)

Genere: folk-rock | Uscita: 29 giugno 2018

Attivo dal 1992, Jim James ha continuamente cercato una propria via alla coniugazione di folk-rock e psichedelia. In sette album con i My Morning Jacket, uno con i Monsters Of Folk e due da solo, l’idea musicale è sempre stata un po’ la stessa, nonostante la sua grande abilità di chitarrista gli abbia spesso dato ispirazione per variazioni sul tema. Ma 11 album dal 1999 a oggi sono un discreto numero, e una tale continuità di repertorio aveva evidentemente bisogno di uno stacco.

Può essere questo uno dei motivi per cui ‘Uniform Distortion‘ parta così sparato, con due rock ‘n’ roll tirati come ‘Just A Fool‘ e ‘You Get To Rome‘. L’altro, testimoniato dalla press-release, è la necessità per Jim di alleggerirsi, anche di spirito, dal senso claustrofobia causatogli dall’utilizzo distorto della tecnologia, in particolare nella diffusione di informazioni (da qui il titolo del disco). Così, il terzo lavoro solista del musicista americano è anche quello che in assoluto risulta il suo più diretto, il meno architettato, probabilmente il più genuino. In realtà, l’utilizzo delle chitarre, un inedito eclettismo interpretativo e le tematiche trattate sono tutt’altro che superficiali, ma di certo a livello di fruibilità questo disco non necessita di moltissimi ascolti per rivelarsi. A dimostrazione citiamo altri rock manifestamente vintage come ‘Yes To Everything‘, ‘Better Late Than Never‘ e ‘Over and Over‘, che portano ulteriore disincantato divertimento. Non mancano intervalli da Jim James più consueto, come ‘Throwback‘ e ‘No Use Waiting‘, che in tale contesto, però, paiono solamente parentesi volte a non eccedere esageratamente nell’immediatezza. Ed è proprio questo il pregio e allo stesso tempo il difetto di ‘Uniform Distortion‘: la sua semplicità lo rende molto gradevole, ma non propriamente indimenticabile.

VOTO: 😐



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