Kevin Morby: ‘Oh My God’ (Dead Oceans, 2019)

Genere: classic-rock | Uscita: 26 aprile 2019

Kevin Morby ci è arrivato per gradi a essere considerato uno dei nomi di punta della scena cantautorale indipendente americana: ha fatto la gavetta come bassista dei Woods; ha poi suonato insieme a Cassie Ramone delle Vivian Girls in un band chiamata The Babies, con cui ha realizzato due dischi nel 2011 e nel 2012. La carriera solista l’ha iniziata l’anno dopo, raggiungendo con ‘Oh My God‘ la ragguardevole cifra di cinque album in sei anni. Essendo per giunta quest’ultimo un doppio LP, è ormai chiaro come il musicista nato in Texas serbi tra le proprie doti una creatività stabilmente prolifica.

La sfida del suo quinto lavoro in carriera è peraltro ancora più ambiziosa, trattandosi di un vero e proprio concept a tema religioso, ma non in senso praticante: i versi di ‘Piss River‘, “I tried to pray but I didn’t know what to say / So just mumbled some names and hope they’re ok“, sono piuttosto eloquenti dell’approccio scelto per discorrerne. “La religione ci circonda completamente, è un linguaggio universale di profonda bellezza, ad esempio utilizziamo un’espressione come ‘Oh my god’ tantissime volte in una giornata, con significati sempre diversi. Questo disco non si vuole riferire a una precisa figura divina ma a una percepita, vuole essere una sorta di osservatore esterno dei comportamenti umani correlati alla religione“, spiega Kevin nella press-release.

Morby ha sviluppato la sua idea di fondo per ‘Oh My God‘ insieme a Sam Cohen, ovvero colui che aveva lavorato a ‘Singing Saw‘ del 2016, il disco che ha permesso al cantautorato di Kevin di essere notato su più larga scala. Entrambi, però, non avevano intenzione di realizzarne la seconda parte, ma di fare qualcosa di diverso: “Sam ha suggerito di dare alle canzoni solo alcuni colori, come un dipinto in bianco, nero e una vibrante tonalità di blu“. La scelta è dunque ricaduta su una strumentazione ridotta, ma non certamente minimale. Semplicemente, ripartita in parti quasi uguali tra le 14 tracce dell’opera, dando spazio a organo, arpa, fiati, cori, persino congas e battimani, insomma strumenti che fossero pienamente illustrativi della tematica scelta, e che lasciassero il primo piano assoluto alla voce di Kevin, per una volta separata dalla sua chitarra, che interviene raramente e mai invasivamente.

Ne è uscita fuori una peculiarissima versione spirituale di ciò che potremmo definire comunque classic-rock, punteggiato qua e là di gospel (‘Nothing Sacred/All Thing Wild‘, ‘O Behold‘) coerentemente con il concept del disco. Non è però nulla di prevedibile quanto congegnato da Morby e Cohen (‘Savannah‘ addirittura a un certo punto si interrompe brevemente), che, ad eccezione dell’unicum di ‘OMG Rock n Roll‘, dilatano e complicano impianti e stratificazioni dei brani, ariosi e liquidi ma con la possibilità diventare repentinamente incisivi (ad esempio, il crescendo fino all’assolo di chitarra di ‘Seven Devils‘, che fa da contraltare al rallentamento mistico di ‘Hail Mary‘). E’ proprio l’architettura di suoni e strutture la componente di maggior interesse di ‘Oh My God‘, altra prova maiuscola di un musicista che mostra una volta di più di avere tante frecce al proprio arco e parecchie idee nella testa. E che sa esattamente come realizzarle.

VOTO: 😀