L’italiano del mese: Giorgio Poi, ‘Smog’ (Bomba Dischi, 2019)

Genere: it-pop | Uscita: 8 marzo 2019

Alle 13:23 di venerdì 6 ottobre 2017, sullo smartphone di Giorgio Poi comparve un messaggio inviatogli da un contatto salvato come “Branco”. Branco altro non era che Laurent Brancowitz, il chitarrista dei Phoenix; con sua grande sorpresa gli stava chiedendo di aprire il loro concerto del successivo 20 marzo a Milano. La band francese aveva fatto uscire da poco ‘Ti Amo’, una sorta di concept sul loro amore per l’Italia, e aveva bisogno di un opener nostrano per ribadire il concetto. Quell’apertura sarebbe andata così bene da farlo diventare l’opening act ufficiale anche per le 14 date del tour americano del quartetto di Versailles.

Che la scelta di Branco e compagni fosse caduta proprio sul cantautore expat non può in realtà essere considerata una sorpresa, almeno per chi conosce Poi dai tempi dei Vadoinmessico e di quel gioiellino intitolato ‘Pepita Queen Of The Animals’. Trasferitosi piuttosto giovane a Londra, si è costruito una rispettabilissima carriera confrontandosi con i tantissimi colleghi musicisti della capitale britannica, peraltro dopo un diploma in chitarra jazz ottenuto in loco. Gli stessi Vadoinmessico erano un collettivo di artisti provenienti da ogni parte del mondo, di cui Giorgio era frontman e songwriter (in inglese); il loro primo LP, uscito nel 2012 per PIAS (mica pizza e fichi), aveva generato un più che discreto feedback anche dal Nord America.

Il passaggio all’idioma italico, sebbene architettato dall’etichetta Re Mida Bomba Dischi, non era previsto avesse granché a che fare con la nascente scena it-pop in cui, anche per una questione di tempistiche, si sarebbe ritrovato immerso fino al collo. Il suo esordio solista, ‘Fa Niente’ del 2017, si proponeva come semplice divertissement, tant’è vero che Giorgio non si era nemmeno troppo preoccupato della sostanziale contemporaneità con l’uscita di un altro suo disco, quello dei Cairobi, evoluzione sotto altro nome del progetto Vadoinmessico. Accadde però che l’accoppiamento della sua colta ma fruibile psichedelia con la lingua italiana e con la sua personale passione per Lucio Battisti si rivelasse sin da subito un crack: concerti affollatissimi già dalle prime date, singoli di grande presa e di ascolti ripetuti come ‘Tubature’ e ‘Acqua Minerale’, collaborazioni e featuring con colleghi popolari come Frah Quintale, Luca Carboni e Carl Brave. Nell’ultimo biennio il cantautore nato a Novara è stato costretto, almeno dal punto di vista artistico, a rimpatriare. Soprattutto, a riconsiderare l’italiano la sua prima lingua.

Smog‘ è dunque lo step successivo all’avvenuta trasformazione di Giorgio in profeta in patria. E’ un disco che, a differenza del precedente, è scientemente costruito per battere il ferro fin che è caldo, e dunque si concentra in maniera quasi esclusiva sulla rivisitazione hipster e fruibile della nostra tradizione cantautorale. Poi ha però il pregio di saper dare il proprio tocco a una formula ormai eccessivamente reiterata, facendola apparire ancora fresca e interessante. E’ molto evidente anche l’incidenza dell’assidua frequentazione con i Phoenix, che lo porta a centrare ancor più le melodie e a condirle con giocose tastierine vintage da B-movie anni ’80. Ecco, ‘Smog‘ sembra un disco realizzato appositamente per aprire ai Phoenix di ‘Ti Amo‘: otto canzoni su nove sono praticamente perfette per ciò che si prefiggono di ottenere, ovvero empatia e singalong (‘Ruga Fantasma‘, ‘Stella‘ e ‘Vinavil‘ su tutte), posto che non si faccia troppo frequentemente caso alla giustapposizione dei vocaboli (vero e proprio tallone d’Achille della contemporanea scena cantautorale). Peccato soltanto per la conclusiva ‘La Musica Italiana‘, dichiaratamente composta last minute e utile unicamente ad aumentare le hits grazie al featuring di Calcutta. Il risultato si avvicina in ogni caso al migliore possibile, se si considera che in ‘Smog‘ Giorgio Poi ha sostanzialmente dovuto/voluto impersonare una parte ben definita. Sarebbe bello poter godere anche in italiano di quell’imprevedibilità che ci aveva così tanto allietato nei dischi con Vadoinmessico e Cairobi, ma in questo senso confidiamo che il tempo possa rivelarsi galantuomo.

VOTO: 🙂